di Paolo Nizza

Se piangi, se Risi
. "Stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema." Con queste parole, il laureato in psichiatria Dino Risi decise di abbandonare i suoi pazienti e di dedicarsi alla settima arte. E proprio in virtù di quella formazione scientifica, il suo sguardo fu sempre preciso e illuminante nel radiografare la società italiana. Come disse di lui Vittorio Gassman, con cui lavorò in 16 film, "Dino ha un enorme senso della psicologia. È un'artista impressionista"

Una risata ci seppellirà - Feroce e acuto, sarcastico e misantropo, Risi (scomparso all'età di 91 anni lo scorso 7 giugno)  è stato il primo a comprendere che cosa ci fosse dietro il boom, dietro  "L'Easy Life" guascona e screanzata fatta di spiagge affollate e di spider veloci.
Un maestro di ironia e di scetticismo per il quale il cinema (come scrisse nella sua geniale e disordinata autobiografia "I miei Mostri" pubblicata da Mondadori) era l’incontro fra una donna nuda e un uomo con la pistola. "Qualcosa a metà tra l’orologeria di precisione e la tratta delle bianche."

Il mattatore –  Fu la pellicola che segnò l’incontro tra Dino Risi e Vittorio Gassman.
Su quel set nacque una lunga amicizia interrotta da un paio di burrascosi litigi.
Gassman con il consueto atteggiamento distaccato lo definì "un divertente filmetto da tre lire." Ma  trent’anni dopo, in una lettera indirizzata a Dino, confesso: “Lavorando insieme non abbiamo mai avuto la sensazione di lavorare. All’impegno professionale sempre si sovrapponeva come la crema a un buon dolce bavarese, il gusto del gioco e dell’ironia, quel quid di garbatamente cinico e malandrino, che è stato sempre il tratto saliente della migliore commedia all’italiana.”.

Il sorpasso – L’idea a Risi venne in mente dopo un viaggio con un avvocato completamente svalvolato. "Eravamo partiti per comprare le sigarette a Lugano e mi sono ritrovato a pranzo con il principe del Liechtenstein."
Le riprese inziarono a Roma proprio il giorno di Ferragosto nel nascente e deserto quartiere della Balduina. Jean Louis Trintignant fu scelto a film iniziato, tant’è che nella prima inquadratura del Sorpasso il personaggio di Roberto Mariani è interpretato da una controfigura. In origine il protagonista avrebbe dovuto essere Alberto Sordi e la pellicola avrebbe dovuto concludersi con la morte di Bruno Cortona assassinato dal giovane Trintignant. Ma nell’Italia lanciata verso l’abisso a bordo dellAurelia sport supercompressa e decappottabile, tra un clacson cafone e un  “Guarda come dondolo”, è ineluttabile che a sopravvivere sia il cialtrone opportunista e non il timido studente di legge.

I mostri
– “Quelli di una volta erano piccoli, di tutti i giorni, oggi ci sono davvero i grandi mostri". Parola di Dino Ris,i consapevole, per usare una battuta del film, che "Il mondo è tondo e chi non sa stare a galla va a fondo". La pellicola avrebbe dovuta dirigerlo Elio Petri e produrla De Laurentis. Ma il mogul napoletano trovò la sceneggiatura poco divertente e il progetto fu finanziato da Mario Cecchi Gori. La versione restaurata da SKY Cinema è stata presentata alla 65ma edizione della mostra del Cinema di Venezia nella sezione "Questi fantasmi - Cinema italiano ritrovato".
Diviso in 20 storie, due da 30 secondi e una lunga 17 minuti, I mostri (suggellato dalla sbarazzina Samoa Tamoure di Armando Trovajoli) è l’esempio più alto della commedia a episodi. Da antologia la sequenza finale con Gassman e Tognazzi, boxeur rimbambiti che giocano con gli aquiloni lungo la spiaggia. Un’immagine cruda, dolente e malinconica che anticipa il Risi amaro e disperato di capolavori come Anima persa e Profumo di donna.