di F.C.

Sono in moltissimi a sostenere, e non a torto, che l'attacco terroristico che colpì gli USA quel giorno di sette anni fa abbia cambiato in modo assolutamente radicale e improvviso tutta la cultura di quello sterminato paese, se non di tutto il mondo. Il cinema non è ovviamente da meno: dal Settembre 2001, e soprattutto durante i primi anni, gran parte del cinema americano ha contenuto in sé una sorta di sottorraneo e implicito lamento funebre misto a sentimenti di rivalsa, di perdita, di distruzione e di ricostruzione, che molti hanno indicato in blocco - a volte banalizzando - come "cinema post-11 Settembre".

Un esempio è il film del 2002 La 25a ora, diretto da Spike Lee e ambientato a New York: possiede al suo interno una sensazione di profondo disagio, e pur non riguardando in modo diretto quel giorno lo riprende in più modi: il film inizia infatti con la ripresa delle luci memoriali montate a Ground Zero qualche tempo dopo gli attacchi. Ma per la cultura statunitense è assai meno semplice, ancora adesso a tanti anni di distanza, confrontarsi in modo diretto con gli eventi che avvennero in quella concitata mattina d'autunno. Se si escludono i molti documentari, a decine se si includono quelli più esplicitamente "complottisti", sono infatti ben pochi i film nella cui trama trova spazio il crollo delle due torri e tutti gli eventi ad esso collaterali.

Il primo fu proprio 11 Settembre 2001, uscito nel nostro paese esattamente un anno dopo, nel Settembre 2002. Una specie di tentativo collettivo di catarsi precoce, affidato a 11 firme eccellenti e diviso appunto in 11 corti lunghi 11 minuti, 9 secondi e un fotogramma. Spiccavano per valore artistico il segmento di Sean Penn con Ernst Borgnine e quello più surrealista del grande regista giapponese Shohei Imamura.

Ma ci vollero molti anni prima che uscisse nelle sale United 93, uscito nel 2006, e diretto dal regista inglese Paul Greengrass. Ambientato a bordo del volo 93 della United, il "quarto aereo" destinato forse a colpire la Casa Bianca ma il cui percorso venne deviato dal coraggio dei suoi passeggeri, il film è raccontato in tempo reale dal momento del decollo, girato con camera a mano e costruito con l'aiuto e il supporto dei parenti delle vittime.

Sempre del 2006 è World Trade Center, diretto da Oliver Stone. L'approccio cinematografico è molto più tradizionale, e il film racconta degli eroici pompieri che si tuffarono nelle torri in fiamme, cercando di evitare il più possibile una cornice politica o ideologica. Nel cast: Nicolas Cage, Maria Bello e Maggie Gyllenhaal. Il film fu discusso per alcune scelte narrative e per le visioni religiose dei poliziotti dentro le lamiere, ma ottenne fin da subito l'appoggio dei personaggi ritratti nel film e sopravvissuti alla tragedia.

Nel 2007 è uscito invece Reign over me, un film scritto e diretto da Mike Binder il cui protagonista (l'attore Adam Sandler) è un ex-dentista che ha perso ogni contatto con la realtà dopo aver perso la moglie e le figlie negli attacchi alle Torri Gemelle. Verrà aiutato da un collega, interpretato da Don Cheadle. Un approccio decisamente più indiretto, ma che conferma una tendenza: quella a tenere conto dell'impatto individuale dei fatti dell'11 Settembre, più che di quello collettivo e globale.