di Paolo Nizza

A Brownsville, il quartiere più violento di New York, il crimine ancora paga, e paga bene. E proprio in questo spicchio marcio della Grande Mela, dove i peccati (Mean Street di Scorsese insegna) si scontano ancora sulle strade, è ambientato Brooklyn’s Finest.
Come insetti, nell’ultimo ghetto della “città che non dorme mai” si ammassano sessantacinquemila persone. Da queste parti la famigerata ora dell’ex sindaco Giuliani non è mai scoccata. Più che la tolleranza, sono le chiacchiere a stare a zero.
La maggior parte degli abitanti di Brownsville sopravvive in un agglomerato di casermoni a schiera chiamato Project Van Dyke. 22 palazzi di 14 piani. Droga, prostituzione  e violenza sono la santissima trinità. Il pronto soccorso ha il record di interventi per le vittime per armi da fuoco mentre il tasso di mortalità infantile è il più alto della città di New York. E nonostante l’alta tecnologia messa a disposizione del New York Police Department è  difficile per gli agenti pattugliare le strade. Come i ragazzi del coro del commissariato di Los Angeles (immortalati nel 1977 dal celebre film diretto da Robert Aldrich) anche nella East Coast i poliziotti suonano la stessa canzone: un dolente blues gonfio di rabbia, alcol e impotenza.

Ma pure in quest’inferno, dove la disoccupazione viaggia al 17 per cento, il sogno americano si concede il lusso di schiaffeggiare la realtà. Nel 2005 Michael Martin, un ragazzo nero di 28 anni nato e cresciuto a Bronsville distrugge la sua vecchia Lincoln del ‘91 in un incidente. Servono diecimila dollari per comprarne una nuova, una cifra pazzesca per un semplice conducente della metropolitana. Ma Michael ama il cinema e a  volte una passione ti salva la vita. Il ragazzo partecipa a un concorso su internet per aspiranti sceneggiatori. Il suo script non vince nulla, ma un produttore ne resta profondamente colpito.
Martin riesce a vendere la sua sceneggiatura alla Warner per duecentomila dollari. E ora la sua storia ambientata nel ghetto incentrata su tre poliziotti del settantreesimo distretto di New York è diventata un film, Brooklyn’s finest che uscirà negli States nel 2009.

Alla regia c’è Antoine Fuqua, regista nero e tosto, che con gli sbirri ci sa fare visto che con Training Day ha fatto vincere un premio Oscar a Denzel Washington, e il cineasta afroamericano ha scelto di girare in esterni proprio a Brownsville, Così i ragazzini sono diventati comparse e i veri poliziotti Stuntmen.
La pellicola centrifuga l’affresco corale alla Crash con il gangster movie alla New Jack Ciy. Nell’arco di 72 ore sullo schermo si intrecciano le vite di Eddie (interpretato da Richard Gere) poliziotto alcolizzato prossimo alla pensione e legato a una prostituta (Ellen Barkin), di Tango (Don Cheadle), un agente sottocopertura e di Sal (Ethan Hawke) agente con uno stipendio da fame, 6 figli da mantenere e due gemelli in arrivo.

Ma non c’è solo disperazione in questa Gomorra d’oltreoceano. Come ha notato Richard Gere affascinante anche con la divisa estiva a maniche corte “è un film scritto straordinariamente bene con dialoghi secchi e asciutti, pazzesco che lo abbia fatto un esordiente. E mi piace l’idea di una possibile redenzione come succedeva nei vecchi film western”.
Insomma, magari il cinema non cambierà il mondo, ma come diceva Fassbinder “i film liberano la testa”. Tant’è che agli studenti della scuola superiore di Brownsville- Fuqua ha chiesto di scrivere un racconto. Ai quattro migliori ha dato la possibilità di partecipare a Fuqua Youth Film Program gli ha fornito una telecamera e insegnato a girare un corto, perché anche il ghetto ha diritto a far sentire la propria voce.