di David Saltuari

Da oltre dieci anno ormai la Pixar è sinonimo di avanguardia nel mondo dell'animazione digitale. Dai tempi di Toy Story la casa di produzione fondata da John Lasssetter e Steve Jobs ha incantato il mondo e stupito gli addetti ai lavori. Film come Alla ricerca di Nemo, Ratatouille, Gli Incredbili, Monsters, Inc e i due Toy Story non hanno solo conquistato il pubblico più giovane, ma hanno dimostrato le enormi potenzialità dell'animazione in computer graphica.

Gli spettatori più distratti forse non se ne sono accorti, ma ormai l'animazione tradizionale, realizzata con disegni in sequenza, è praticamente scomparsa. L'animazione in computer graphica permette una profondità di campo e una plasticità degli oggetti che l'animazione tradizionale si poteva solo sognare (e che mette in discussione anche il normale cinema live-action). E in questo campo lo standard è sempre stato imposto dalla Pixar, distribuita da sempre dalla Disney. Altri studios, come la Dreamworks con Shrek e la PDI con Ice Age, hanno provato ad imitarla, senza però mai raggiungere gli stessi livelli.

Il 17 ottobre esce nelle sale italiane Wall-E, l'ultimo prodotto targato Pixar, è il pubblico americano ha già decretato che si tratta di un capolavoro. Se infatti gli studios concorrenti hanno sopperito alla minor potenza grafica con sceneggiatura particolarmente brillanti, la Pixar ha deciso di riaffermare con prepotenza il suo primato nella comunicazione strettamente visiva. Wall-E è un film incentrato su un robot spazzino, ultimo essere rimasto su una terra ricoperta da rifiuti. Per tutta la durata del film il piccolo protagonista non parla, comunicando solamente con suoni e i suoi gesti. Un modo straordinario per dimostrare la potenza comunicativa delle sole immagini.

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