di David Saltuari


Tratto dal libro autobiografico di François Bégaudeau (edito ora in Italia da Einaudi), La Classe di Laurent Cantet racconta, in uno stile documentarista (simile al Gomorra di Matteo Garrone) un anno scolastico di una terza media parigina. I film sulla scuola sono materiale rischioso. La scuola, al pari delle aule giudiziarie o del far west, è uno dei luoghi preferiti del cinema tanto da diventare genere cinematografico, con regole e stili ben precisi, spesso riconoscibili e a forte rischio luogo comune e banalizzazione. Insomma, di insegnanti profeti che salvano studenti disperati facendoli salire sui banchi ne abbiamo un po' le tasche piene.

La Classe di Laurent Cantet, grazie al cielo, non è scivolato sulla buccia del genere cinematografico. E' un film straordinariamente fresco, bello come la vita vera, profondo e intelligente. Ambientato claustrofobicamente tra le mura di una scuola (come si intuisce anche dal più arguto titolo originale, Entre les murs, tra le mura che delimitano in modo netto lo spazio del racconto) il film di Cantet è perfetto nel ricreare sullo schermo quel microcosmo umano che si forma in ogni istituto scolastico. Nè santi, nè demoni, insegnanti e studenti sono persone normali che cercano di portare a casa la giornata nel modo meno peggiore possibile. Da un lato vediamo gli incontri nella sala insegnanti, tra professori di volta in volta, esasperati dai loro studenti, preoccupati dalle loro situazioni, in ansia per i sans papier,immersi da discussioni se essere punitivi o comprensivi, presi anche dai loro affari privati. Il film non ha tesi da proporre. Lascia parlare gli insegnanti, racconta i loro dubbi e lascia aperte le loro domande. Ma non dà risposte. Dall'altra parte ci sono gli studenti, vogliosi di un riconoscimento per il loro impegno, disposti a dare rispetto agli insegnanti in cambio di rispetto verso loro, confusi sulle cose che imparano, ma in frenetica e ansiosa ricerca di un'identità, di uno scopo e di una forma da dare alla propria personalità. E capaci di inaspettate sorprese, come di cocenti delusioni. Insegnanti e studenti non sono mai nemici tra di loro. Possono litigare, confrontarsi, insultarsi, ma alla fine la scuola diventa un luogo in ci si forma a vicenda e, usciti dalla classe, si può anche finire anche a giocare a calcio gli uni contro gli altri.

La Classe di Laurent Cantet è un esempio di come il cinema francese sia sempre stato in grado di raccontare con lucidità e poesia il mondo dei ragazzi, quella linea d'ombra che separe l'infanzia dalla piena adolescenza. Come tanti Antoine Doinel (il ragazzo per eccellenza del cinema francese) gli alunni del professor Martin (interpretato dallo stesso François Bégaudeau, autore del libro) si agitano di quell'ansia tipica della loro età, di chi è pieno di domande. Il lavoro dell'insegnante diventa quindi aiutare l'alunno a fare un lavoro su se stesso. Non con tutti funziona, perché la scuola è anche il luogo dell'esclusione, e capita che a fine anno, alla domanda "cosa hai imparato in quest'anno scolastico" ci sia lo studente che con occhi sbarrati dal terrore confessa di non aver imparato assolutamente nulla.

Chi ne ha la possibilità dovrebbe vedere il film in lingua originale con i sottotitoli (distribuito in alcune città). Per quanto possano essere bravi i doppiatori, il calore, il ritmo e l'intensità data dai dialoghi in presa diretta all'interno della classe, non saranno mai ricreabili.§

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