Esiste uno specifico australiano al cinema? Come tutti i paesi anglofoni il rischio è spesso la confusione (o l'assorbimento) con il più ricco e noto cinema americano. Chi, per esempio, considera Jim Carrey un attore canadese anziché americano o conosce la nazionalità di Russell Crowe (Nuova Zelanda). Nell'immaginario sono tutti americani e i film che fanno vengono tutti da Hollywood. Le coproduzioni inoltre sono frequenti e diventa difficile distinguere tra produzioni Aussie e quelle USA. Sulla carta, per esempio, Ocean's Twelve con George Clooney e Brad Pitt risulta essere un film (anche) australiano. Questioni di budget e produttori.

Ma andando in profondità, cercando bene, si scopre che esiste un modo di fare cinema squisitamente australiano, uno sguardo profondamente legato a quel paese e quel territorio. Registi come Peter Weir o George Miller, prima di girare negli USA, hanno creato film intimante legati al loro paese d'origine. Un cinema strettamente legato al suo territorio, intimamente legato al mistero e alla magia di un paese ancora oggi sospeso tra il mondo quasi magico degli aborigeni e la colonizazione inglese dell'ottocento.

Magico e inquietante è Picnic a Hanging Rock, il primo grande successo internazionale del cinema australiano, diretto da Peter Weir nel 1975. La misteriosa scomparsa di tre ragazze permette al regista di Truman Show di raccontare il morboso rapporto tra gli australiani e una terra ancora oggi sentita selvaggia e sopranaturale. Anche il successivo film di Weir, L'ultima onda con l'australiano Richard Chamberlain, affronta in modo apocalittico. il tema del rapporto tra la terra e chi la abita.

Il rapporto tra gli aborigeni e il territorio australiano, un rapporto fatto di magia, sogni e animismo, affascina e inquieta da sempre il cinema australiano. Incapace di comprenderlo fino in fondo, finisce spesso per essere geloso di un rapporto con una terra sulla quale non riesce a non sentirsi ospite, Da Walkabout, classico degli anni settanta che racconta di due ragazzi bianchi dispersi nel deserto e aiutati da un ragazzo aborigeno, fino al più allegro Mr. Crocodile Dundee, unico bianco ammesso ai segreti della terra e dunque diverso da tutti gli altri occidentali, il rapporto tra gli aborigeni e l'Australia è centrale in quasi ogni film.

Per l'uomo bianco australiano il territorio australiano diventa quindi solo un deserto da attraversare, una terra che non capisce, violenta e vendicativa. E non è un caso che il cinema di fantascienza apocalittico sia nato qui. Mad Max di George Miller, con un Mel Gibson (altro attore australiano), guerriero di un apocolattico futuro post tecnologico, è un classico del cinema australiano e solo una terra così bella e crudele poteva fare da sfondo alle sue avventura. E la bellezza crudele della terra australiana non cambia se fa da sfondo a road-movie ben più allegri come Priscilla, la regina del deserto. Resta anche lì come una specie di confine ideale verso altri mondi impossibili da immaginare.