di Francesco Alò


Dalla Festa al Festival. Dalla giuria popolare a quella impopolare. Nelle prime due edizioni della Festa del cinema di Roma il Marco Aurelio d’oro assegnato dalla giuria popolare presieduta da Ettore Scola andò a una pellicola russa (Izobrazhaya zhertvu) mai distribuita nelle nostre sale e a un film indipendente americano (Juno) diventato fenomeno al botteghino, outsider vincente agli Oscar e protagonista di chiacchiere da salotto cinematografico.
Nel primo caso la giuria popolare forse sbagliò cadendo vittima di un complesso di inferiorità che la portò a premiare una pellicola molto ostica e algida che nemmeno un consesso di critici supermilitante avrebbe probabilmente preso in considerazione.
Nel secondo caso il Marc’Aurelio finalmente andò al film che effettivamente aveva ottenuto le reazioni di pancia migliori durante le sue varie proiezioni per pubblico e accreditati, segnalando la Festa di Roma come uno dei primi luoghi dove l’eccentrico fascino di Juno era stato notato.

Con Gian Luigi Rondi alla guida del Festival ex Festa cambia improvvisamente tutto. Via la giuria popolare e benvenuto a un pubblico pagante che giudicherà i 13 film del Concorso decidendo il premio più importante della manifestazione votando un gradimento da 1 a 5 attraverso delle schede non nominali consegnate prima dell’ingresso in sala che poi verranno convalidate usando dei lettori ottici posti in giro per l’Auditorium Parco della Musica.
Chi ci garantirà che il pubblico votante vedrà tutti i film del Concorso? Come potremo essere sicuri che i produttori dei film italiani in Concorso non ordineranno a una claque di amici di andare a votare 5 i loro film e 1 quelli degli altri? Come sarà possibile a Roma che la pellicola franco/belga/canadese Un Barrage contre le Pacifique di Rithy Pahn o il film sudcoreano Iri di Zhang Lu possano ottenere lo stesso pubblico votante dei film italiani Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari o Un gioco da ragazze di Matteo Rovere, entrambi cineasti, peraltro, di estrazione laziale e formazione romana?

Chi ci garantisce che tutti i film abbiano effettivamente le stesse chance di vittoria? Quale altro Festival del mondo assegna il primo premio della sezione competitiva principale in questo modo? Si può rispondere con certezza solo all’ultima domanda. Nessun Festival internazionale di rilievo assegna un premio così importante in questo modo. Per le altre domande dovremo aspettare. Ma se alla fine il Marc’Aurelio andrà a un film italiano, come potremo non avere qualche sospetto circa la correttezza di questo sistema di voto?



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