C'è un fantasma che attraversa la cinematografia europea: è il bisogno di raccontare gli anni di piompo, anni che forse hanno lasciato ferite più profonde nelle coscienze nazionali di quanto molti sono disposti ad ammettere. In Italia abbiamo avuto prima Marco Bellocchio che con Buongiorno, Notte ha raccontato il rapimento di Aldo Moro, poi La Meglio Gioventù che ha lanciato uno sguardo trasversale sulla generazione che ha attraversato quegli anni e infine sono arrivati Romanzo Criminale, prima il film e ora la serie televisiva, a cercare di raccontare da un punto di visto più oscuro e nero quegli anni. E senza dimenticarsi gli apporti di Guido Chiesa (Lavorare con lentezza) o di Michele Soavi (Arrivederci amore, ciao).

Tocca ora alla Germania affrontare da un punto di vista narrativo uno dei periodi più cupi della propria storia. Lo avevano già fatto, in quegli anni, alcuni registi nel film collettivo Germania in autunno (Reiner Werner Fassbinder, Volker Schlondorff, Alexander Kluge ed Edgar Reitz tra gli altri) e Margarete von Trotta con Anni di Piombo.

Ma forse era necessario uno sguardo storicizzante come può essere quello di Udi Edel, regista di Cristiana F, per riproporre al pubblico tedesco di oggi cosa furono quegli anni. Perchè, ad affollare le sale per vedere il racconto degli anni settanta, più che quelli che hanno vissuto quegli anni, sono quelli che ci sono nati in quegli anni.

La Banda Baader Meinhof è la vera storia di Andreas Baader, Ulrike Meinhof e Gudrun Ensslin, tra i fondatori della Rote Armee Fraktion, il gruppo terroristico della Germania Ovest simile, per struttura e ideologia, alle Brigate Rosse italiane. E' la storia di una generazione che, di fronte alla consapevolezza dell'immobilismo dei propri padri di fronte al nazismo, trova solo nella violenza una risposta.

Il film, presentato al Festival del Cinema di Roma, esce il 31 ottobre nelle sale italiane. Venite a discuterne nel nostro forum