di Francesco Alò

Classe 1986. Londinese. Il nuovo Rupert Everett? Decisamente sì.
Forte formazione teatrale. In fondo è già una star. Con i capelli del Jack Nance di Eraserhead – La mente che cancella e il bel viso pallido da Conrad Veidt (il Cesare de Il Gabinetto del Dottor Caligari: il film che Tim Burton vede ogni mattina prima di fare colazione), Robert Pattinson trova la celebrità assoluta grazie al vampiro Edward Cullen dell’attesissimo Twilight. Ha vinto la selezione contro 3000 colleghi. Probabilmente l’ha aiutato aver già attirato l’attenzione dei più attenti con due Harry Potter (uno in diretta, l’altro solo in flashback) dove interpretava lo sfortunato Cedric Diggory che tanto faceva penare il povero Harry per via di un lancinante senso di colpa legato al suo triste destino. Il dolce vampiro Edward dovrebbe proiettarlo nell’empireo dei giovani attori anglosassoni. Anche più in alto di Orlando Bloom.

Si dà il caso che Pattinson sia anche un eccellente musicista. Suona chitarra e tastiere. In Twilight si lancia in una scena di pianoforte dove suona con le sue mani. Una cosa che non ti aspetti da un ragazzino di 22 anni è il modello attoriale: Jack Nicholson. Molti giovani attori di oggi se arrivano a conoscere la filmografia di Sean Penn è un miracolo. Pattinson idolatra il Grande Jack al punto da aver visto una trentina di volte Qualcuno volò sul nido del cuculo. I vampiri mancano nel curriculum di Nicholson. Al massimo è stato un lupo mannaro che cercava di azzannare Michelle Pfeiffer. Tornando a un Pattinson extra Twilight: è piaciuta molto la sua interpretazione nella commedia inglese How to be, in cui è uno sfigato in depressione, e c’è molta attesa anche per il suo Salvador Dalí dì Little Ashes.
Qualche aneddoto scabroso? Pochi. Al massimo sembra che da piccolo la sorella lo vestisse da donna presentandolo a tutti con il nome di Claudia. Questo fino ai 17 anni. Che sarebbe l’altro ieri. Recentemente ha dichiarato a darkhorizons.com che quando ha visto le ragazzine urlanti al Festival di Roma, si è messo a piangere suscitando la cinica ilarità della coprotagonista del film Kirsten Stewart. Una già abituata a non battere ciglio davanti al successo avendo avuto un’ottima insegnante di “coolness hollywoodiana” in Jodie Foster, di cui era la figlia in Panic Room. Cosa può imparare invece Pattinson da Nicholson? Sesso, droga, rock’n’roll. Buona fortuna caro vampiro innamorato.