di Francesco Alò

Perché Nanni Moretti è il Direttore del Festival di Torino? Non sarebbe più razionale che colui che nel 2002 ha riportato la Palma d’oro in Italia a 25 anni da L’albero degli zoccoli e nel 2006 ha scosso felicemente il nostro paese creando dibattiti, discussioni, polemiche, incassando milioni di euro con Il Caimano, continuasse a fare film piuttosto che dirigere una manifestazione dove i film vengono visti e giudicati? Ad ognuno il suo mestiere. L’Italia, troppo spesso, è il Paese dove i ruoli si confondono. Perché?

Imprenditori che entrano in politica e cineasti ancora giovani e in piena attività che si mettono a dirigere dei Festival. Non si vuole contestare il Moretti girotondino. Ci mancherebbe. Anche Godard e Chabrol andavano a tirare i sanpietrini in Francia. Moretti è uno dei pochi intellettuali che ci sono rimasti e quando parla, o si muove, è sempre interessante aprire le orecchie. Si contesta invece un regista-produttore-distributore con molti interessi economici nel cinema attivo che va a occupare la direzione di uno dei Festival più importanti d’Italia che di quegli interessi, e affari, fa parte. Si dirà: anche Robert Redford, anche Carlo Lizzani, anche Gillo Pontecorvo e anche i fratelli Kaurismaki l’hanno fatto. Sì, ma non come Moretti. Robert Redford fondò il Sundance Film Festival con l’obiettivo molto alto di resuscitare il cinema indipendente americano reduce dalla decade disastrosa degli ’80. L’obiettivo, francamente, era leggermente più profondo, colto e di spessore rispetto alla direzione, lo scorso anno, della ventiquattresima edizione del Festival di Torino. Con tutto il rispetto per la rassegna piemontese.

Gillo Pontecorvo è arrivato a Venezia a carriera registica ormai conclusa mentre Carlo Lizzani, quando ha deciso di resuscitare una rassegna quasi annichilita dagli anni della contestazione, accettò per emergenza la direzione della Mostra della laguna spendendosi come simbolo in grado di aggregare tutti i litigiosi addetti ai lavori grazie alla sua straordinaria storia individuale e prestigio personale. Come per Redford, l’obiettivo era estremamente nobile, per non dire romantico ed epico. Per quanto riguarda Aki Kaurismaki, lui è sempre stato il primo ad ammettere che tranne i primissimi anni in cui era ancora più un cinefilo che non un cineasta finlandese, il suo Midnight Sun Film Festival lo ha essenzialmente visto sempre come nume tutelare piuttosto che come membro operativo della rassegna. Non parliamo del titolo di direttore che Kaurismaki, con il suo consueto rifiuto per i simboli del potere, ha sempre decisamente rifiutato.

In soldoni: un cineasta bravo, forte, giovane (55 anni sono niente; guardate Eastwood e Allen), solido e riconosciuto come Nanni Moretti dovrebbe continuare a fare film. Lo digito da italiano. Io voglio i miei migliori giocatori in campo. Nanni Moretti, Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. I Festival, per cortesia, lasciamoli dirigere a chi non fa cinema attivo. A meno che non ci siano dietro ragioni di causa maggiore e missioni di grande respiro come nel caso di Redford e Lizzani. Ma non ci sembra assolutamente il caso, ripetiamo, del Festival di Torino.