di David Saltuari

Nell'Unione Sovietica del 1953, ad un mese dalla morte di Stalin, viene trovato il cadavere di un bambino. Forse era nudo, forse aveva terra in bocca. Ma può uno stato che si considera perfetto accettare l'esistenza di criminali? No, e dunque l'omicidio viene derubricato a incidente. Ma quando l'investigatore del MGB (il futuro KGB) Leo Stepanovic Demidov si trova di fronte ad ulteriori cadaveri di bambini inizierà un indagine personale che rischierà di portarlo nei gulag per attività anti sovietica. Questa è la trama di Bambino 44, il romanzo d'esordio di Tom Rob Smith, che presto diventerà un film diretto da RIdley Scott. Ne abbiamo parlato con l'autore ospite al Noir in Festival di Courmayeur.

Sei nato a Londra nel 1979 da madre svedese e padre inglese. Cosa ti ha portato a scrivere un romanzo ambientato nell'Unione Sovietica dei primi anni '50?
E' stata la storia a trovare me. La vera storia di Andrej Cikatilo (il cosidetto Mostro di Rostov), ci sono finito per caso mentre stavo facendo delle ricerche per un film. Ho pensato si trattasse di una buona storia per un film. Da lì ho iniziato a documentarmi sul quel periodo. Prima di allora conoscevo molto poco la Russia e l'Unione Sovietica.

La ricostruzione della paranoia sovietica di quegli anni è particolarmente realistica. Come ti sei documentato.
Ho fatto una ricerca su un gran numero di diari personali dell'epoca. Ironicamente in quegli anni i servizi segreti sovietici sequestravano tantissimi diari personali, che probabilmente sarebbero andati persi. Ogni volta che qualcuno veniva arrestato o indagato, se possedeva un diario questo veniva sequestrato e messo in un archivio. Oggi questi archivi sono stati aperti e questi diari sono stati pubblicati. E' materiale prezioso, da quale si può conoscere la vita quotidiana e privata delle persone di quegli anni. Sono pagine scritte non con l'intenzione di lasciare un documento storico. Sono pagine molto private, ma proprio per questo documentano in modo incredibile la vita quotidiana, le paure e le preoccupazioni di quegli anni.
E' tragicamente ironico che uno stato, come l'URSS di quegli anni, che voleva cancellare il dissenso e il pensiero individuale, abbia, con la sua ossessione per la burocrazia e gli archivi, contribuito a mantenere e conservare le memorie scritte di tante persone.

Inizialmente Bambino 44 doveva essere il soggetto per un film e solo in un secondo tempo è diventato un romanzo. Avevi già in mente un regista che potesse girarlo e ti eri immaginato un eventuale casting?

No, volevo scrivere un soggetto per il cinema, ma non avevo in mente nessuno che lo potesse dirigere. Anche riguardo al casting, mentre scrivevo cercavo di non immaginarmi troppo il viso dei protagonisti. Certo, Leo deve essere un tipo atletico e sua moglie viene definita bella, ma non mi piaceva scendere troppo nei dettagli specificando colore dei capelli, altezza e queste cose qui. Mi piace sempre molto l'idea che chiunque legga il libro si crei la sua immagine mentale dei personaggi e delle scene. Per lo stesso motivo preferisco non fare ipotesi sul casting dei film che Ridley Scott girerà.

Sei stato coinvolto nella sceneggiatura o nella lavorazione del film?
In modo molto laterale. Per educazione mi hanno inviato la sceneggiatura del film e mi tengono informato sugli sviluppi della lavorazione. Ma è tutto qui, per il resto non sono coinvolto nella produzione.

Il tuo prossimo romanzo, The secret speech, sarà nuovamente ambientato in Russia.
Sì, si tratta di una specie di sequel. Bambino 44 si chiude nel 1953, mentre il prossimo libro si svolgerà nel 1956, nell'era di Kruscev, quando si inizia a mettere in discussione il periodo staliniano. Kruscev capì che bisognava superare un periodo basato sul terrore e sull'omicidio, un periodo dominato da un folle che era Stalin. Ma il problema è che il potere di Kruscev si basava sullo stalinismo, ne era in qualche modo un erede. Doveva cercare di tagliare i ponti con lo stalinismo senza mettere in discussione le fondamenta del suo potere.

E in questo scenario ritroviamo gli stessi personaggi?
Esatto. In Bambino 44 Leo, che è un agente del MGB, responsabile di arresti indiscrimanti e di aver mandato molta gente nei gulag, fa i conti con la sua coscienza. Capisce le mostruosità che ha fatto e in qualche modo trova una pace con se stesso. Ma con l'avvento di Kruscev le persone che lui aveva fatto arrestare tornano dai Gulag e lui si deve confrontare con loro.
In Bambino 44 mi interessava raccontare un paese che pretende di illudersi che il crimine non esiste e quando se lo trova davanti gira la testa da un altra parte. In questo nuovo romanzo il tema è cosa succede quando le uniche persone innocenti sono i criminali rinchiusi nei gulag e queste vengono liberate.