di Francesco Chignola

Da noi uscirà soltanto quest'estate, a luglio, ma negli States è nelle sale da settimana scorsa Fighting, il secondo film di Dito Montiel. Il protagonista è il giovane Shawn, che ha il volto (e i pettorali, ma soprattutto il collo) di Channing Tatum, un giovane che appena arrivato a New York viene introdotto nel giro delle lotte clandestine.

Dito Montiel, professione musicista, romanziere e da qualche anno, appunto, regista cinematografico, è un personaggio curioso. La sua vita è piena di aneddoti. per esempio, una volta riuscì a piazzare una sua band alla Geffen con un contratto da un milione di dollaroni, per poi scioglierla immediatamente dopo.
E se c'è qualcosa per cui Montiel è diventato famoso, sono proprio gli aneddoti legati alla sua vita privata. Che nel 2001 Orlandito ha infatti trasformato in un libro, Guida per riconoscere i tuoi santi, in cui raccontava stralci della sua burrascosa giovinezza tra le strade di Astoria, un quartiere multietnico nel Queens, a New York.

Passo obbligato: un film, omonimo. Che però, sorprendentemente, Dito Montiel decide di dirigere da sé. E che, ancora più sorprendentemente, gli viene molto bene. Tanto che la sua regia e il cast (tra cui spiccavano Robert Downey Jr, Shia LaBeouf e Rosario Dawson) vengono premiate al Sundance Festival. E la pellicola diventa un piccolo cult, sia in patria che - soprattutto - in Europa.

Fighting è il suo ritorno, da molti atteso. L'accoglienza non è unanime, ma il film è comunque promosso da alcune firme autorevoli come Roger Ebert e A.O.Scott, e da testate come Premiere e il Los Angeles Times. Comunque vada, da queste parti lo si aspetta con entusiasmo e, perché no, con affetto.