di Marco Agustoni

"Se potessi avere mille lire al mese...", recitava una famosa canzone di tempi ormai andati. Oggi, non bastano più nemmeno mille euro per far fronte ad affitto, bollette e spese varie e arrivare a fine mese con qualche spicciolo in tasca, eppure è difficile, per tanti giovani e non più giovani precari, ambire a uno stipendio più alto. È quanto racconta Massimo Venier in Generazione Mille Euro (qui il trailer del film e qui la scheda), indagine non troppo seriosa sulle diffuse difficoltà economiche e personali che ai tempi della cosiddetta "flessibilità lavorativa" qualsiasi venticinque/trenta/trentacinque/ma forse anche quarantenne si trova ad affrontare.

Definitivamente archiviati Aldo, Giovanni e Giacomo (Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice) e lasciata da parte la parentesi con Ale e Franz (Mi fido di te), Venier si affida a un cast di giovani promesse, da Alessandro Tiberi, già visto nella serie tv tratta da Quo Vadis Baby? e nella sitcom Boris, a Carolina Crescentini (anche lei in Boris), passando per Francesco Mandelli, nato "non giovane" su Mtv affianco ad Andrea Pezzi e cresciuto cinematograficamente masticando gli ultimi cinepanettoni di Neri Parenti. Guida spirituale di questo giovane gruppo è Paolo Villaggio, nei panni del professore universitario burbero ma buono.

Tiberi interpeta Matteo, architrave della narrazione e, per sua stessa ammissione, "luogo comune vivente" sui precari. Il ragazzo, pur appassionato di matematica, per pagare l'affitto dello scalcagnato appartamento in cui vive in condivisione con l'amico Francesco (Mandelli) si ritrova con un lavoro di marketing che odia e con il classico contratto a progetto da rinnovare di sei mesi in sei mesi. Per Matteo il modo migliore di reagire alle frustrazioni e alle difficoltà è "non fare niente", subire ogni cosa come se ciò che gli accade non lo riguardasse davvero. Ma tutto cambia quando nella sua vita entrano Beatrice (Valentina Lodovini), sognatrice che più di ogni altra cosa desidera diventare insegnante, e Angelica (Carolina Crescentini), nuova responsabile del reparto marketing, concreta e perfettamente inserita nelle spietate logiche lavorative. La scelta tra le due ragazze non sarà soltanto di cuore, ma anche esistenziale.

Massimo Venier affronta il tema in sé drammatico della precarietà con leggerezza, attenendosi ai canoni della commedia e concedendosi qualche banalità di sceneggiatura, ma questo non è da considerare in fondo un difetto, perché la verità è che gli riesce bene. Meno amaro di Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, meno impegnato di Fuga dal call center di Federico Rizzo, Generazione 1000 euro racconta senza alzare la voce le frustrazioni derivanti da un mondo del lavoro costruito sulla precarietà e da un'ambito universitario a tenuta stagna in cui non si può sperare di entrare a meno che non si esauriscano i figli dei senatori. Magari si sarebbe potuto volere un film più arrabbiato, magari più realistico e meno ottimista, ma non lo si sarebbe certo potuto chiedere a Venier, dato che non è nelle sue corde.