di Francesco Chignola

Tratto da una miniserie britannica di grande successo trasmessa dalla BBC nel 2003, arriva nelle sale italiane il 30 aprile 2009 State Of Play, il nuovo film di Kevin Macdonald. Il regista scozzese, che viene dal documentario (suo La Morte Sospesa), si era già fatto notare con L'ultimo Re di Scozia. Anche questo suo nuovo lavoro, che sposta l'azione dalla Londra dell'opera d'origine ai corridoi del potere di Washington DC, ha ricevuto un'accoglienza entusiasta da parte della stampa americana.

Si tratta effettivamente di un film robusto e teso, divertente e angosciante al tempo stesso, che si inserisce alla perfezione nei canoni del thriller politico. Aggiornando però ai tempi odierni un discorso iniziato molti anni fa da Sidney Pollack in Tutti gli Uomini del Presidente. Non c'è infatti soltanto un mistero da risolvere, che coinvolge la morte dell'assistente (e amante) di un deputato: nel film di Macdonald l'interesse principale è parlare del rapporto tra la rivoluzione dei media e la ricerca della Verità.

Di come, insomma, l'evoluzione dei media sembra stia cancellando l'esistenza del giornalismo tradizionale, il giornalismo d'inchiesta, soffocato dai bisogni d'immediatezza e velocità delle nuove tecnologie. E insieme al quale se ne va anche (per sempre?) tutto l'immaginario, se vogliamo romantico, del giornalista. Proprio quello che Russel Crowe rappresenta tramite il suo Cal McAffrey, affiancato dalla bellissima Rachel McAdams. Lui è reporter vecchio stampo in cerca della verità sulla strada, con il taccuino sempre pronto e la penna sempre in mano, lei è una blogger, è la freschezza e insieme l'ingenuità del giornalismo online. Uniranno le forze, e avranno da imparare. A vicenda.

A quel punto, la trama gialla passa in secondo piano: ma funziona. Completano l'impressionante cast Ben Affleck, Robin Wright Penn, Jason Bateman, Jeff Daniels e una spettacolare Helen Mirren nel ruolo del direttore del giornale. Nella serie inglese era un uomo, ma il nome è rimasto identico: Cameron.


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