di Marco Agustoni

È un rapporto di vecchia data, quello tra cinema e carta stampata. Non sempre idilliaco, spesso tormentato, dato che il grande schermo ha mostrato non solo gli aspetti affascinanti del fare giornalismo, ma ne ha indagato anche i lati più oscuri (vedi Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio). In ogni caso, si tratta di un'attrazione fatale, se si pensa al numero di film dedicati all'argomento, dal capolavoro orwelliano Quarto potere, strutturato sotto forma di inchiesta sul magnate dei media Charles Foster Kane (alter ego del tycoon William Randolph Hearst, realmente esistito), al più recente State of Play, in uscita nelle sale il 30 aprile, in cui Russel Crowe è un giornalista vecchio stile alle prese con un omicidio politico.

A State of Play di Kevin MacDonald si affianca, in questi giorni, il nostrano Fortapasc di Marco Risi, film sulla (breve) vita di Giancarlo Siani, giovane reporter ucciso dalla camorra ed esponente di un certo giornalismo eroico disposto a ogni rischio pur di difendere la verità. Ma i predecessori dei due film nelle sale in questi giorni sono tanti, e non è questo il luogo per fare un elenco completo. Basti far presente che - in chiave comica, grottesca o drammatica - la figura del giornalista è stata protagonista di film come Chiamami aquila, in cui il reporter d'assalto John Belushi veniva "esiliato" a scrivere un servizio su una naturalista-eremita delle Montagne Rocciose, o come Tutti gli uomini del Presidente, pellicola sullo scandalo Watergate che travolse Nixon interpretata da Robert Redford e Dustin Hoffman.

Citando il presidente degli Stati Uniti meno amato della storia, viene spontaneo richiamare alla memoria il leggendario "duello" con il giornalista televisivo David Frost narrato nel recente Frost/Nixon. Ma non possiamo nemmeno dimenticare Jack Nicholson in Professione Reporter di Michelangelo Antonioni o ancora Cate Blanchett in Veronica Guerin, storia vera di una cronista dublinese assassinata per le sue indagini sui trafficanti di droga. È ispirato a fatti reali anche il magistrale Good Night, and Good Luck di George Clooney, che racconta della battaglia per la libertà di opinione di Ed Murrow ai tempi del maccartismo. Ma il giornalismo su grande schermo non è sempre ispirato ad episodi concreti, come dimostra Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam, cronaca del delirante reportage di Hunter S. Thompson nella capitale del gioco d'azzardo (realmente avvenuto, per quanto più che altro nella testa dell'inventore del gonzo journalism imbottito di ogni droga).
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