di Francesco Chignola

Quello che si è svolto quest'anno in occasione del film Vengeance è un incontro davvero curioso. A partire dall'affinità dei nomi coinvolti: Johnnie To e Johnny Hallyday. Da una parte, un potentissimo produttore regista, regista dallo stile inconfondibile, punta di diamante del cinema hongkonghese. Dall'altra, il leggendario cantante sessantacinquenne, icona francese del rock, con quasi 50 anni di carriera e 18 dischi di platino alle spalle.

Di Johnnie To il pubblico internazionale dei festival ha cominciato a sentir parlare soltanto dal 2004: in quell'anno due suoi bellissimi film, Breaking news e Throw down, vennero proiettati fuori concorso rispettivamente al Festival di Cannes e alla Mostra del Cinema di Venezia. Ma i cinefili di tutto il mondo conoscevano bene il suo cinema, fin dagli anni '90: oltre a essere prolifico e generoso produttore grazie alla sua casa Milkyway Image fondata insieme al socio e collega Wai Ka-Fai, To è infatti uno dei più apprezzati registi dell'ex colonia britannica grazie a capolavori come A hero never dies e The mission. E nel decennio successivo, To si è persino superato con film acclamatissimi come PTU ed Election.

Con il tempo, anche se con anni di ritardo rispetto a una manifestazione come il Far East Film di Udine, se ne sono accorti anche i i distributori - e le edizioni DVD dei suoi film più classici e imperdibili ora sono presenti anche negli scaffali delle nostre videoteche: meglio tardi che mai - e se ne sono accorti i maggiori festival al mondo, che hanno fatto di Johnnie To una presenza fissa e irrinunciabile. Anche nei Concorsi: a Cannes nel 2005, a Venezia nel 2006 e nel 2007, a Berlino nel 2008. Quest'anno il colpaccio l'ha fatto il festival francese, con Vengeance, scritto proprio da Wai Ka-Fai. Affiancato da molti attori-feticcio di To come Anthony Wong e Simon Yam, Halliday interpreta il ruolo di Costello, killer francese "in pensione" e divenuto nel frattempo chef, che si vede costretto a tornare a Hong Kong per consumare, come da titolo, una personale vendetta.

Come in passato To ha omaggiato il cinema di genere americano, quello italiano (per esempio Sergio Leone), e lo stesso action di Hong Kong (per esempio il suo illustre predecessore John Woo), stavolta la sua attenzione si rivolge quindi esplicitamente al "polar" francese: in Le samouraï di Jean-Pierre Melville il protagonista Alain Delon si chiamava proprio Jef Costello (da lì lo storpio titolo italiano Frank Costello, faccia d'angelo). E proprio Johnny Halliday, l'Elvis francese, aveva prestato spesso il suo volto allo schermo: persino Godard, nel 1985, lo mise tra i protagonisti del suo Detective.