di Francesco Chignola

Il massimo successo commerciale, per Sam Raimi, è arrivato in questo decennio, grazie alla trilogia di Spider-man da lui diretta tra il 2002 e il 2007. Ma le vere radici del regista americano, che il prossimo ottobre compirà 50 anni, sono nel cinema dell'orrore. A cui torna quest'anno, con Drag me to hell, presentato a Cannes fuori concorso.

Raimi esordì infatti nel lontano 1981 con un film intitolato Evid dead, che da noi uscì con il titolo La casa. Un'opera notissima e destinata a fare epoca, non soltanto nel contesto del cinema di genere e tra gli appassionati, nonché l'inizio della sua prima vera trilogia, completata con il sequel-remake La casa 2, e con L'armata delle tenebre nel 1993. Ed è proprio da quell'anno che Raimi non si concedeva un ritorno al suo primo amore: l'horror.

Durante questi anni è successo di tutto. C'è stato qualche scivolone: il sottovalutato Darkman, da riscoprire alla luce dei suoi film più recenti, il bizzarro western-cartoon Pronti a morire, e la scombinata commedia Gioco d'amore. La riscoperta da parte della critica grazie a Soldi sporchi, una sorta di "fratellino minore" di Fargo dei fratelli Coen. Il thriller macchiato di soprannaturale The gift: difficile definirlo un horror. E infine, appunto, i tre film con l'uomo-ragno.

Ma adesso le cose sono cambiate: prima del quarto capitolo della saga ci sono ancora due anni, nel quali Raimi potrà, ci auguriamo, riflettere su ciò che l'ha portato a realizzare lo scombiccherato Spider-man 3. Nel frattempo, perché non divertirsi con il cinema di paura? Ecco allora Drag me to hell, scritto insieme al fratello Ivan Raimi: la storia di una giovane (e bella: è Alison Lohman) assicuratrice che nega un prestito a una vecchia misteriosa che ricorda la strega di Biancaneve, e se la deve vedere con una maledizione.

Resta da dire: se il film mantiene soltanto metà di quel che il trailer promette... beh, in tal caso: bentornato, zio Sam.


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