di David Saltuari

Vincere di Marco Bellocchio, unico film italiano in concorso al Festival di Cannes, esce oggi nelle sale. La critica italiana non l'ha molto amato, ma il pubblico del festival francese ha accolto la proiezione con un lunghissimo applauso e una standing ovation, lanciandolo tra i favoriti per la vittoria finale.

Nel 1902 Benito Mussolini, in un pubblico dibattito sull'esistenza o meno di Dio, si alza con un orologio in mano "Dio non esiste e gli dò cinque minuti di tempo per fulminarmi e dimostrare il contrario". Passati i cinque minuti la folla esplode in grida d'approvazione e Ida Dalser, giovane donna tra il pubblico, è innamorata di questo giovane socialista ateo. Quarant'anni dopo le statute di Mussolini vengono abbattute, distrutte e trascinate per le strade, quasi che la vita di un uomo corrisponando a cinque minuti di Dio.

Tra questi due istanti della vita del duce, Bellocchio racconta la passione e l'ossessione di Ida Dalser per l'uomo a cui dona tutta se stessa e un figlio. La prima metà del film è tutta dedicata all'amore tra la Dassler e Mussolini. Un amore carnale, violento e audace, un amore fatto di corpi che lottano, lingue che si intrecciano, muscoli che si tendono e scattano, amplessi cupi e animaleschi. Un amore che si interrompe con lo scoppio della guerra e l'inizio della carriera politica di Mussolini, che alla passionalità della Dassler preferisce la tranquillità mediocre di Rachele.

La seconda metà del film è dunque il racconto della tenacia con la quale Ida Dassler rivendica un matrimonio mai provato e la maternità del giovane Benito Albino Mussolini, in cui rivendica soprattutto una passione che non può dimenticare. Una tenacia contro la quale le viene consigliata un'ipocrisia piccolo borghese, una recitazione da personaggio secondario, ma a cui lei contrappone la sua cieca volontà di urlare al mondo la verità, preferendo l'azione alla riflessione e dimostrandosi, lei sì, molto più audace e temeraria del regime, piccolo borghese e ipocrita, che prova a zittirla e a nascondere lei e "il figlio della colpa".

Forse la critica italiana ha liquidato un po' troppo velocemente Vincere di Marco Bellocchio, un film che va lasciato decantare e che cresce nella memoria nei giorni successivi alla visione. La storia di Ida Dalser è un grande racconto di un ossessione, un apologia a urlare sempre la verità di fronte alla mediocrità della realtà, a resistere al conformismo e all'opportunismo ipocrita. Ida Dalser è una voce libera in un regime che nega addirittura se stesso, una voce libera contro un conformismo che si articola su tutta la storia d'Italia, ben oltre il ventennio fascista. Un personaggio larger then life sempre così difficile da trovare nel nostro cinema e proprio per questo così necessario.

Giovanna Mezzogiorno è straordinaria nel dare al suo personaggio tutta la sua rabbia, la lucida follia e la tensione emotiva. Filippo Timi si conferma uno degli interpreti più sorprendenti tra le nuove leve del nostro cinema. Vincere era dato favorito dai bookmakers inglesi. Difficile che esca a mani vuote da questo festival.

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