Cannes 2009 raccontato per immagini: tutte le fotogallery del Festival

di Francesco Chignola

Il grande regista austriaco Michael Haneke, nel concorso di Cannes, è un habitué: nel 1997 con il suo capolavoro Funny Games, inquietante e terrificante viaggetto all'inferno da lui stesso rifatto con un cast americano dieci anni dopo. E poi Storie nel 2000, che gli vale il Premio della Giuria Ecumenica. E poi La pianista, Gran Premio della Giuria nel 2001. E poi Caché, da noi Niente da nascondere, presentato 4 anni fa: si portò a casa il premio per la miglior regia, e un paio di premi minori.

La Palma D'Oro, insomma, potrebbe davvero essere un cruccio per il regista, nato a Monaco nel 1942 ma cresciuto nella Bassa Austria, con alle spalle una lunga carriera come critico, regista teatrale e televisivo, fino al debutto come regista cinematografico nel 1989. E alla vigilia del Festival di Cannes di quest'anno, erano in molti a scommettere che questa sarebbe stata l'occasione ideale: il suo film, fotografato in uno splendido bianco e nero e ambientato nella Germania del Nord all'inizio del secolo scorso, sembra da subito avere le carte per portarsi a casa il premio maggiore.

Il film, scritto in collaborazione con il bunueliano Jean-Claude Carriere, ha comunque conquistato la critica, ed è stato applaudito a lungo alla proiezione dedicata alla stampa. Eyeweekly lo sbeffeggia amabilmente, definendolo poi "un lavoro di grande effetto la cui intelligenza e precisione d'acciaio lo mettono con tutte le spalle al di sopra di molti film del Concorso". Il Guardian scrive "il misto di composizioni formali e poetiche e dramma calmo e sommesso ricorda Malick e Bergman" e lo stesso giornale lo definisce appunto "un possibile vincitore".

Entertainment Weekly lo definisce "agghiacciante, e risonante, è metà lezione di storia e metà Villaggio dei dannati". Entusiasti anche quelli di TotalFilm, che ammettono di aver spinto un'ovazione a fronte di una proiezione dedicata al pubblico in cui purtroppo non si sono sprecati troppi applausi, e il Times che gli dà 4 stelline su 5 definendolo un "dramma straordinario e rigoroso", un film che, come sempre con Haneke, "lascia più domande aperte che vere risposte".

Ecco di seguito due scene tratte dal film.




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