Cannes 2009 raccontato per immagini: tutte le fotogallery del Festival

di Francesco Chignola

Tsai Ming-Liang, giunto al suo nono lungometraggio con Visage, in concorso al Festival di Cannes 2009, non ha mai nascosto il suo amore per il cinema. Né tantomeno quello per il cinema francese: non a caso nel suo film Che ora è laggiù? (presentato proprio a Cannes nel 2001) l'attore-feticcio del regista, ovvero Lee Kang-sheng, si trovava a interagire con Jean-Pierre Léaud, il protagonista della famosa "saga di Antoine Doinel" diretta da François Truffaut tra il 1959 e il 1979.

Non sorprende dunque che nel suo nuovo film ci siano tanti volti del cinema francese come Jeanne Moreau, Fanny Ardant, e lo stesso Jean-Pierre Léaud. Né sorprende che Visage sia un film così profondamente cinefilo: la trama racconta infatti di un regista taiwanese (interpretato, ovviamente, dal solito Lee Kang-sheng) che giunge a Parigi, e più precisamente al Louvre, per i sopralluoghi di un film sulla storia di Salomé. E la scelta per il ruolo, dopo il rifiuto da parte di Maggie Cheung, è caduta su Laetitia Casta.

Tsai Ming Liang appartiene a quella che viene definita la "seconda onda" del cinema taiwanese, avvenuta negli anni '90 e di cui fu capofila insieme ad Ang Lee. Dopo la vittoria del Leone D'Oro a Venezia nel 1994 con il suo capolavoro Vive l'amour e dell'Orso D'Argento a Berlino nel 1997 con Il fiume, Tsai è diventato uno dei registi asiatici più contesi tra i festival maggiori, di cui è una presenza fissa, quasi rassicurante. Mentre il suo collega Ang Lee dopo poco tempo ha esportato la sua arte a favore del cinema e del mercato occidentale, Tsai è rimasto infatti molto più fedele al suo stile, e alle sue marche d'autore.

Un cinema immediatamente riconoscibile, quindi, spesso stupendo, anche se non per tutti i gusti, caratterizzato da meravigliose e interminabili inquadrature fisse, che spesso sfidano volutamente la pazienza dello spettatore, interrotte (in qualche caso) da improvvisi e coloratissimi numeri musicali. Con un misto di nostalgia, inquietudine, ironia beffarda, erotismo, cinefilia e cura visiva, che nessuno è riuscito mai a imitare. E con il quale è riuscito a superare i suoi maestri, primo tra tutti Hou Hsiao-Hsien.

Visage sembra non fare eccezione, in tal senso. E sembra il film ideale per conquistare il pubblico e la giuria di Cannes. Chissà che questa non sia la volta buona.

Ecco il trailer del film.


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