di David Saltuari

Condannato, ingiustamente, per diffamazione il giornalista di Stoccolma Mikael Blomkvist, viene ingaggiato da Henrik Vanger, patriarca di una famiglia di industriali, per indagare sulla scomparsa della nipote Harriet, avvenuta quarant'anni prima. Al fianco di Blomkvist c'è Lisbeth Salander, una giovane e problematica hacker dal passato misterioso e triste, vittima di abusi, ma capace di difendersi con inaspettata violenza. Quella che, all'apparenza, sembra solo un'indagine storica, inizia invece a svelare i segreti più profondi e inquietanti della famiglia Vanger, in un crescendo di colpi di scena e rivelazioni inaspettate.

Questa volta gli svedesi hanno anticipato gli studios di Hollywood e sono riusciti a portarlo, loro, sul grande schermo il caso editoriale dell'anno, Uomini che odiano le donne. Il risultato è un thriller che si può definire puro euro-pop, un insieme di quei pregi e difetti del cinema europeo che imita i cugini d'oltreoceano. Intendiamoci, non è brutto, per carità, il film di Niels Arden Oplev, a parte qualche sbandata casuata da troppa fedeltà al romanzo, è un film avvincente, emozionante e, per chi non ha letto il romanzo, ricco di colpi di scena. Molto lungo (due ore e mezza) ma non per questo meno appasionante e coinvolgente.

No, la differenza rispetto ad un prodotto simile americano sta tutta nei dettagli. E lì che si vede il livello di perfezione, forse troppo, del cinema d'oltreoceano, rispetto all'onesto artigianato europeo. Qualche esempio? Il computer del protagonsita. Ha un desktop sciatto e brutto, messo lì quasi per caso, senza una vera idea scenografica. Anche il volto del protagonista , l'attore Michael Nyqvist, è troppo ordinario, quotidiano, quasi anonimo, un po' sovrapeso. Le fotografie d'archivio su cui si svolge l'indagine, sono realistiche, ma un po' tristi, quotidiane. Nei dialogi, magari non in quelli importanti, ricchi di rivelazioni, ma in quelli secondari, manda la battuta fulminante a cui troppi cui troppi episodi di C.S.I. ci hanno abituato, e resta solo un mugugno, magari più "vero", ma sicuramente molto meno "cinematografico". La maggior parte delle location sono straordinariamente ordinarie e il casting ci mostra una serie di volti abbastanza anonimi.

E' un difetto tutto questo? Non è detto. In realtà Uomini che odiano le donne dimostra solamente come ormai dal genere thriller parla solamente attraverso un'estetica ben codificata, in cui ogni scena, curata nel minimo dettaglio, straborda di importanza e significato. In cui ogni scena è sempre bella e perfetta e carica di una tensione epica a volte un po' esagerata.  Il film di Niels Arden Oplev ci ricorda che esiste anche un altro modo, un po' meno curato, un po' più sporco, ma non per questo meno divertente ed efficace, di fare cinema di genere. Bisogna ora vedere se il pubblico sarà ora disposto a cambiare, per una volta almeno, abitudini.

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