Guida Tv: guarda quando va in onda Nel nome del male
Nel nome del male: lo speciale di Sky Cinema. Guarda i video
Il diavolo, probabilmente. Alla scoperta dei film in cui il demonio ci ha messo la coda



di Furia Berti


"Giovanni Baldassi ha nascosto le proprie origini contadine costruendosi un’armatura borghese: una bella moglie, la fabbrica, il Suv... È un uomo apparentemente appagato, ma il suo benessere materiale cela profonde insoddisfazioni emotive". Giovanni Baldassi ha il volto pacato e malinconico di Fabrizio Bentivoglio, protagonista  di Nel nome del male, la miniserie prodotta da SKY Cinema e proposta in esclusiva in due puntate il 2 e 3 giugno 2009. La regia è di Alex Infascelli, già apprezzato per Almost Blue, la storia è quella di un tranquillo borghese di provincia a cui scompare il figlio, finito nel giro delle sette sataniche. Per salvarlo, Giovanni affronta una discesa negli inferi della propria vita scoprendo un lato oscuro di sé che non sapeva di possedere.

La prima impressione quando ha letto la sceneggiatura?
Mi ha fatto pensare al Visconte dimezzato di Calvino: quando gli chiedevano perché avesse inventato un personaggio per metà buono e per l’altra metà così cattivo, lo scrittore rispondeva che era solo una semplice constatazione della realtà così com’era, degli uomini così come sono, buoni e crudeli al tempo stesso. Giovanni lo scopre all’improvviso e nel modo più doloroso.
È capitato anche a lei di dover fronteggiare la sua metà oscura?
Tutti noi abbiamo un lato nascosto o rimosso. Anch’io, certo. Forse non è da tutti riuscire a vederlo e ad accettarlo perché è doloroso. È più facile osservarlo solo negli altri.
Per prepararsi a questo ruolo è entrato in contatto con delle vere sette?
No, volevo mantenere la stessa ignoranza del mio personaggio e scoprirle con lui mano a mano che procedeva la storia. Bisogna ricordare che il film non è un istant movie su fatti di cronaca, è una storia che perlustra l’animo umano e le sue contraddizioni.
Questa è la seconda esperienza televisiva della sua carriera, cosa l’ha convinta?
L’incontro con Alex Infascelli, un regista che ha rispettato tutte le attese che avevo su di lui. Ha un metodo diametralmente opposto al mio: tanto io sono metodico e pianificatore sul set, tanto lui si fa suggestionare dalle idee del momento trasformando l’improvvisazione in un ordine preciso. Lavorare con lui è provocatorio più che stimolante, sono sicuro che ci saranno altre occasioni.
Ricorda la sua prima esperienza su un set?
Fu con Bolognini in La storia vera della signora delle camelie nel lontano 1980, assieme alla Huppert e a Volonté. Ero un ragazzo alle prime armi che pretendeva di restare concentrato anche 24 ore sul set, non avevo ancora capito di dover seguire quell’accendersi e spegnersi della macchina da presa. Conosco attori capaci di fare un pisolino e riposarsi nei
10 minuti di pausa tra una ripresa e l’altra.
Adesso ci riesce anche lei?
No! Riesco a rilassarmi, e non sempre.
Ha lavorato poco all’estero: una scelta o un caso?
Tutte e due le cose, ho fatto le mie piccole esperienze con film indipendenti americani ma il mio modo di recitare è così legato al linguaggio che lavorare nella mia lingua è sempre stata per me la condizione migliore.
Tra i tanti premi lei ha ricevuto un David di Donatello e una Coppa Volpi a Venezia: dove li tiene?
Non sono certo in mostra in una bacheca. Sono in giro per casa, sparsi. Ho imparato a non sopravvalutarli, a non soffrire troppo quando non te li danno e di conseguenza a non gioire troppo quando li ricevi.
Ha fatto un cd musicale, canterà ancora?
Ne ho fatti due: un’operina cantata con gli Avion Travel e un disco intitolato Sottotraccia. Il mio rapporto con la musica e la canzone dura da sempre: a 15 anni avevo una chitarra in mano al posto dei libri di Shakespeare....

L'intervista è stata pubblicata sul numero di maggio-giugno di
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