di Francesco Chignola

Quando è stato annunciato che si sarebbe girato un quarto capitolo della saga di Terminator e che sarebbe stato diretto da McG, regista dei due Charlie's Angels, in molti hanno storto il naso. Che ne sarà dei due film che tanto hanno significato per la fantascienza degli anni '80 (il primo Terminator) e degli anni '90 (Terminator 2: Il giorno del giudizio)? E soprattutto: potrà McG far peggio di Jonathan Mostow, dietro la macchina da presa in occasione di Terminator 3, oppure della deludente serie tv The Sarah Connor Chronicles?

Poi è saltato fuori il nome di Christian Bale come protagonista, uno dei migliori attori anglofoni della sua generazione: forse il film aveva qualche speranza. E alla sua uscita, il 21 maggio 2009, Terminator Salvation ha incontrato, come previsto, l'ostilità di molti ma anche il favore di una buona fetta della stampa americana. Tra i più entusiasti dell'operazione c'è ReelViews, che la butta sul confronto con un'altra celebre saga: "con la sua idea di una ribellione contro un implacabile impero del male, c'è più che un po' di Star Wars nel film, anche se nemmeno L'impero colpisce ancora era così oscuro".

Ed è proprio il lato più dark e cupo di Salvation ad aver convinto molti critici. Come Variety che lo definisce "più dark, più scuro e più stilisticamente risoluto" dei suoi immediati predecessori, grazie anche a "un riguardo vecchio-stile per l'eroismo umano (e umanoide)". Anche Premiere lo promuove come "un eccellente calcio di inizio per la stagione estiva" nonostante "qualche elemento della trama sia sciocco". E il New York Times ne apprezza l'umiltà: "non fa sfoggio né delle aspirazioni intellettuali di Star Trek né delle ambizioni microcefale di Wolverine, ma invece sembra sia a suo agio con i propri limiti che giustamente orgoglioso dei suoi risultati".

Ovviamente, non tutti la pensano così, ed è divertente vedere l'altra metà del cielo che lo massacra impunemente: come il New Yorker che lo definisce "confuso e senza senso dell'humor", Austin Chronicle che ne scrive "interamente privo di qualunque tipo di anima", o il New York Magazine secondo cui il film indurrebbe all'emicrania. Il Baltimore Sun si spinge oltre, chiamandolo "la definitiva parodia heavy metal", Salon.com chiosa con un sarcastico "chiaramente le macchine hanno vinto", e anche Roger Ebert si diverte a scherzarci sopra: "Ti dà tutto il piacere di un video game senza il fastidio di doverci giocare".