di Francesco Chignola

Sono passati ben venticinque anni anni da quando Arnold Schwarzenegger vestì (o meglio, svestì) i panni di un robot mandato dal futuro per uccidere Sarah Connor prima che potesse generare il figlio destinato a diventare il leader della resistenza nella guerra tra uomo e macchine. Ora Schwarzy è il governatore della California, James Cameron e Linda Hamilton (regista e attrice protagonista di Terminator) hanno fatto a tempo a sposarsi e pure a divorziare, e nel frattempo, ci sono stati due sequel.

Uno, sempre diretto da Cameron nel 1991, è considerato uno dei più importanti tra i film d'azione e di fantascienza di quegli anni, soprattutto (ma non solo) da un punto di vista del progresso tecnologico. L'altro, diretto nel 2003 da Jonathan Mostow, è stato un gran fallimento, generalmente disprezzato dai fan, ignorato dal grande pubblico, dimenticato dagli award e anche - a differenza dei primi due - dalla memoria collettiva. Quando si venne a sapere che a dirigere il quarto capitolo sarebbe stato McG, regista della terribile doppietta di film tratti dalla serie Charlie's Angels, in molti erano pronti a dare per definitivamente defuntauna sa

Invece Terminator Salvation, che si svolge effettivamente negli anni della guerra tra gli uomini e le macchine di cui si parla tanto nei film precedenti (anche se il futuro è stato modificato, e ci troviamo nel 2018), è un film sostanzialmente riuscito. Il metodo scelto è molto semplice: abbassare le ambizioni, ridurre al minimo l'impianto filosofico-ontologico alla base dei primi film, e puntare tutto sulla buona vecchia azione, rappresentata peraltro su un'estetica che mescola saggiamente debiti, sia dai classici della fantascienza post-apocalittica e post-atomica sia da blockbuster recenti come Transformers.

Bando quindi ai momenti di relax inclusi tradizionalmente tra una sequenza d'azione e un'altra, bando ai siparietti comici e alle battute di spirito pronunciate a voce alta una volta che il nemico è sconfitto: qui non si scherza, qui il cielo è cupo e il futuro è nerissimo, qui si fanno soltanto risuonare di mazzate e mitragliatori le armature dei robot cattivi, qui si lotta, si corre, si vola, si spara, e si lotta di nuovo. Anche se ha aiutato parecchio avere tra le mani, per una volta, due attori veri e non due figuranti: Christian Bale e Sam Worthington.

Di fronte a uno spettacolo così ben congegnato, soprattutto nella prima parte, e a una messa in scena così onesta e pragmatica, senza tante manfrine, le accuse che si possono imputare al film - parecchie: è ingenuo, machista, poco credibile negli sviluppi narrativi (soprattutto nel finale), ha qualche difficoltà con i personaggi femminili - passano seriamente in secondo piano rispetto al sano divertimento.

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