di Paolo Nizza

Il critico del New York Times Robert Eldestein lo ha definito "Torture Porn".
Qualcuno lo chiama "Gorno" (l’incontro tra il gore e il porno) perché, come nei film hard, niente è lasciato all’immaginazione, tanto meno i dettagli più raccapriccianti.

E’ l’ultima evoluzione del cinema della paura. Dopo l’11 settembre e le foto della Prigione di Abu Ghraib, lo splatter ha smesso di scherzare ed è tornato a prendersi sul serio.

Ad aprire questa macabra danza ritmata da mutilazioni, squartamenti, lesioni e scorticature è stato Saw - L'enigmista.
Grazie alle sue trappole mortali, il sadico moralista, stanco di chi non apprezza la vita, ha catturato l’attenzione di critica e pubblico.

Certo il redditizio proliferare di sequel, ha fiaccato la carica disturbante degli inizi.
Tanto che negli States va in onda Scream Queen, reality show in cui un manipolo di procaci ragazzotte gioca a chi strilla di più per aggiudicarsi una particina nel sesto episodio della serie. Insomma come direbbero a Roma: "e mo’ Saw 6.”

Hostel si è fermato al numero 2. E se il secondo capitolo, è gonfio di souvenir d’Italie (dal cameo di Edwige Fenech alle citazioni da cinema bis nostrano)  il primo ha stracciato il box office e contribuito a eliminare dalle mete estive dei teens in tempesta ormonale la Slovacchia e l’est europeo in generale.

Negli States l’adolescente sedotto e incatenato si palesa  pure in Captivity e in Turistas mentre in La casa dei 100 corpi e in quella del Diavolo la luciferina famiglia Firefly, generata da Rob Zombie, per non far torto a nessuno, brutalizza e sevizia malcapitati di ogni età

In Australia rispondono con il serial killer di Wolf Creek, ispirato a una storia vera. In Inghilterra si sprofonda nelle tenebre con The Descent, mentre in Spagna grazie al corto Aftermath, lo spetttarore si trasforma in patologo.

L’oriente, da sempre estremo al cinema, ha in Takeshi Miike il suo sanguinario Ronin. Il suo Imprint- Sulle tracce del terrore è stato censurato in Usa, alla stregua della serie Guinea Pig che l’improvido Charlie Sheen  scambiò addirittura per autentici snuff movie.

Ma la culla del genere è la Francia, la patria del divin Marchese, della ghigliottina e di chi come Sartre sapeva che "l’inferno sono gli altri."
Tuttavia non si tratta di una sadiana filosofia del budoir mutuata per lo schermo, ma piuttosto di estetica del mattatoio in cui lo spettatore voyeur è al tempo stesso eccitato e mortificato dalla visione in una sorta di  "Cura Ludovico".

Pellicole come Alta tensione di Alexandre Aja, Frontiers - Ai confini dell'inferno di Xavier Gens, À l'intérieur di Alexandre Bustillo e Julien Maury e Martyrs di Pascal Augier hanno originato a una nouvelle vague di viscere  e morte.
Un compendio di decomposizione,  una sinfonia dell’orrore che pare figlia, con i dovuti distinguo, del girone di sangue su cui si chiude Salò di Pierpaolo Pasolini.

In un'intervista rilasciata poche settimane prima di venire assassinato, il regista italiano introduceva con queste parole le sue 120 giornate di Sodoma:
"Questo film va talmente al di là dei limiti che ciò che dicono di me dovranno poi esprimerlo in altri termini. E’ un nuovo scatto. Un nuovo regista. Pronto per un mondo moderno."