di Francesco Chignola

Di questi tempi, tutti sono occupati a parlare dell'esplosione di Facebook, del declino di Myspace, dell'avanzata minacciosa di Twitter. Ma accanto agli ormai quotidiani e abituali andirivieni dei social network, è nato un fenomeno marginale ma che possiede il potenziale per una piccola rivoluzione. O meglio: per ritrovare il gusto delle vecchie abitudini di una volta. Come i blog. Ve li ricordate, i blog?

Si chiama Tumblr. Cos'è? Si tratta di una piattaforma di blogging, come ce ne sono molte altre. Un luogo dove è possibile iscriversi e creare il proprio blog. Fin qui, tutto normale. Ma la sua diversità è evidente fin dalla sua "tagline", la frase scelta per descriverlo: è "il modo più facile di bloggare". Ci si iscrive in pochi secondi, e una volta dentro ci si rende conto della differenza radicale con le altre piattaforme. Si può scegliere tra sette tipologie di post (testo, foto, citazione, link, chat, audio, video) e ogni post richiede, anch'esso, pochi secondi.

Ma una delle cose più belle dei Tumblr è l'uso che ne viene fatto. Assomiglia molto a quello dei primissimi blog, che spesso non erano che raccolte di link a contenuti prodotti da altri ed eventualmente commentati. Più condivisione che produzione di contenuti, insomma. Ma il vero segreto del successo è un'arma micidiale chiamata "reblog": quando vedi un contenuto che ti piace su uno dei tumblr che segui puoi condividerlo (anche modificandolo) sul tuo. Semplicemente cliccando, appunto, il bottone "reblog".

Ma l'altra cosa bella è che ciascuno ne può fare quello che vuole. Scriverci un libro, un album di foto, una raccolta di brani musicali o di video, o tutto quanto insieme. Con una facilità e un'immediatezza che piattaforme avanzate come WordPress, la più in voga da molto tempo tra i blogger, avevano dimenticato.

Ovviamente Tumblr non trascura il lato "social". Prima di tutto, perché una volta iscritti si può scegliere una lista di altri tumblr da seguire, i cui contenuti finiscono in un flusso chiamato "dashboard" (letteralmente "cruscotto"). Poi, con serrata periodicità, nascono sempre nuove caratteristiche - come una pagina che racchiude i contenuti più popolari e "rebloggati", o la possibilità di postare da iPhone. Infine (ma è un dato assai rilevante) il sito contiene una grande quantità di temi grafici con i quali personalizzare il proprio tumblr, ottenendo un grande effetto senza bisogno di conoscere il codice HTML.

E poi, nato quasi come un movimento underground, esiste anche una congrega di tumblr italiani. Che tra di loro si chiamano "tumbleristi", membri di una "tumblosfera", comunicano e si linkano tra loro, organizzano raduni, facendo qualche volta un po' arrabbiare quei (pochi) blogger che si sono tenuti strette le loro tradizioni. In realtà, molti di questi tumbleristi vivono una doppia vita: da una parte il buon vecchio blog, dove si continua a scrivere per il piacere di scrivere. Dall'altra il tumblr, dove raccogliere pensieri estemporanei, spunti curiosi, e via dicendo.

La forza del tumblr è forse questa: certe volte un flusso di contenuti altrui dice molto più di noi rispetto a quello che riusciamo da esprimere con le nostre stesse parole - o con i nostri post.

Ma quali sono, dunque, i tumblr italiani più letti e più linkati? I regnanti istituzionali sono certamente Paul the wine guy e Phonkmeister, come suggerisce anche la classifica (algoritmica) stilata sul sito Blogbabel. Grande successo hanno per esempio anche i provocatori Rectoverso e Hardcore Judas, il geniale zibaldone geek di Catastrofe, nomi ben noti alla blogosfera come Placida, Webgol e Violetta Bellocchio, e poi ancora Nipresa, Addictions, Diderot, e fenomeni collettivi tutti italiani come Movies in frames che di recente ha festeggiato i primi 3000 iscritti.