di David Saltuari

E' strano come certi eventi all'apparenza secondari, nel corso dei secoli diventino simboli di cambi d'epoca e come altri, vissuti in un certo momento come di rottura, passino col tempo in secondo piano. Quando quarant'anni fa, il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong pose come primo essere umano il piede sulla Luna dovettero essere stati in tanti a pensare di trovarsi davanti ad una svolta epocale. Uno di quei momenti che segnano la Storia, come la caduta dell'Impero Romano o la scoperta dell'America. Diavolo, il primo uomo sulla Luna non poteva che segnare l'inizio di un'era completamente nuova.

Eppure, oggi, che sono passati quarant'anni, si festeggia l'evento come l'anniversario di qualcosa di ormai passato. Nel 1972 ci fu l'ultima missione lunare e tutta l'esplorazione spaziale, da allora, ha perso un po' di interesse. Le celebrazioni per il quarantennale dello sbarco sulla Luna hanno un po' lo stesso sapore di quegli anniversari un po' vintage che festeggiano mode ormai passate, adatte solo a risvegliare un po' di nostalgia. Lo sbarco sulla Luna, insomma, è un po' come i pantaloni a zampa d'elefante o Elvis Prisley. Ci ricordiamo con piacere che c'è stato, ma non siamo poi tanto sicuri che ci riguardi ancora qualcosa. La cifra stilistica che caratterizza i festeggiamenti non è la speranza per il futuro, quanto invece la nostalgia per un'epoca segnata dall'ottimismo che non c'è più.

Eppure quel piccolo passo per un uomo è stato veramente un grande passo per l'umanità. Nel bene e nel male, portarci la Luna nel tinello di casa, togliendocela dai nostri sogni, ci ha un po' accorciato il senso della misura. Certo, forse il cinema di fantascienza ha perso uno scenario, ma la nostra immaginazione ha potuto sognare avventure in galassie ben più lontante e irragiungibili. E, dopo i dubbi iniziali, la scienza ha preso il coraggio a guardare un po' oltre, magari verso il nostro rosso vicino.

Da parte nostra, in questi giorni, non ci resta che celebrare il nostro amato satellite, per quanto ci ha dato nelle arti, nella nostra voglia di trovare complotti, nell'entusiasmo di leggere i racconti di chi lo eslorato e nel fascino di vederne le pallide fotografie.


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