di Francesco Chignola

Per Tina Fey, l'attrice cresciuta nella palestra del Saturday Night Live e divenuta famosissima negli USA negli ultimi anni grazie alla serie cult 30 Rock, non dev'essere stato difficile interpretare la protagonista di Baby Mama. La sua Kate Holbrook, il ruolo che veste nella commedia in uscita il 24 luglio sugli schermi italiani, ricorda infatti molto da vicino la sua Liz Lemon televisiva. E anche nei temi il film richiama alla mente alcuni episodi della bellissima serie tv.

Anche qui la Fey è una donna single di successo che verso i quaranta comincia a sentire la pressione dell'istinto di maternità. Ma quando scopre di avere una malformazione uterina che diminusce ancora di più le sue chance di avere un figlio, decide di averlo tramite la maternità surrogata. Peccato che la futura madre di sua figlia sia Angie (intepretato dalla comica Amy Poehler, amica e collega di Tina da anni), una ragazza alquantro improbabile e di bassa estrazione sociale. Con la quale finirà però per nascere una sorta di strana amicizia.

Il film è uscito negli Stati Uniti nell'aprile 2008, ben più di un anno fa: la distribuzione italiana arriva in ritardo, come spesso accade, ora che il nome di Tina Fey comincia a essere famoso anche dalle nostre parti. E per quanto Baby Mama sia davvero un film non del tutto riuscito, senza particolari ambizioni, e comunque mai ai livelli di 30 Rock (i cui fan più indefessi potranno rimanere sonoramente delusi), è davvero difficile non farsi coinvolgere dalla coppia di affiatatissime attrici. E anche da preziosi comprimari come Greg Kinnear, Steve Martin e Sigourney Weaver.

La critica americana, dalla sua, si è divisa a metà ai tempi dell'uscita nelle sale. Se il film non ha ottenuto un riscontro entusiasta perché considerato troppo leggero e prevedibile, ci sono state recensioni sommariamente positive come quelle di Philadelphia Enquirer, Entertainment Weekly e Variety che sottolinea il valore della presenza di Tina Fey sullo schermo. A loro si aggiungono i pareri meno convinti come quello del Los Angeles Times ("troppo dolce per essere crudele, troppo gioioso per essere arrabbiato") e di The A.V.Club ("non mancano le risate ma c'è un sacco di arido spazio tra di esse"). Fino ad arrivare alle inevitabili stroncature come quelle dell'Austin Chronicle o di Premiere ("90 estanuanti minuti di mediocrità").

A voi la scelta. Ma se ci andate a cuor leggero, è un film che consigliamo.

Ecco il trailer italiano: