di Marco Agustoni

Dopo alcuni mesi di quiete apparente, il virus dell'influenza di tipo A, meglio nota come influenza suina, è balzato nuovamente agli onori e agli orrori delle cronache (per poi forse rieclissarsi nell'anonimato e poi essere riesumato per l'ennesima volta, a seconda delle esigenze del momento). Ma se avessimo dato retta ai film visti al cinema negli ultimi anni, già lo sapremmo: sarà un virus a causare la scomparsa del genere umano, come sembrano indicarci produzioni come E venne il giorno, Doomsday e affini. Innumerevoli pellicole, infatti, hanno avuto come protagonisti non tanto star hollywoodiane come Tom Cruise o Will Smith, quanto minuscoli, all'apparenza insignificanti batteri pronti a tutto pur di preservare la propria specie.

A volersi attenere ai canoni cinematografici, buona parte dei virus infettivi dovrebbero trasformare le persone in mostri assetati di sangue o cervelli, come ad esempio nei recenti 28 giorni dopo, Resident Evil o Io sono leggenda (che trova un naturale predecessore ne L’ultimo uomo della Terra, tratto dal medesimo libro di Richard Matheson). Ma qui, in un certo modo, sono gli umani stessi a divorarsi tra di loro e a portare all'estizione della specie. In svariate altre pellicole, invece, la minaccia arriva da virus in piena regola, capaci di far fuori un umano per emorragia interna, asfissia o sfinimento, come qualsiasi altra epidemia che si rispetti. Spesso, peraltro, a stretto giro con la cronaca e l'attualità, come nel caso di Virus letale, film del 1995 con Dustin Hoffman ispirato dalle recenti paranoie causate dalla rapida (ma in realtà contenuta) diffusione dell'ebola virus.

I virus, però, sono protagonisti su grande schermo ormai da svariati decenni, tanto che già in Cassandra Crossing, nel 1976, Richard Harris e Sophia Loren dovevano affrontare la diffusione di una terribile epidemia a bordo di un treno in corsa. Ancora prima, nel 1971, una équipe di esperti scienziati era costretta a lottare contro un virus alieno in Andromeda, film tratto dal primo romanzo di Michael Crichton. Di sicuro, però, le recenti minacce di terrorismo batteriologico hanno portato virus e infezioni di vario tipo in auge, generando un seguito di pellicole più o meno riuscite sull’argomento. Si va dal visionario L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam (leggi l’intervista) all’adrenalinico Mission Impossible 2 di John Woo.

Come nell’epica miniserie L’ombra dello scorpione, tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, a quanto pare l’umanità tutta sarà stravolta dalla diffusione di una qualche micidiale malattia, e i sopravvissuti saranno costretti ad affrontare uno scenario apocalittico in cui le comuni regole di convivenza sono ormai venute meno. Ma la più grande minaccia per l’umanità, purulente epidemie a parte, quale rimane? Forse quella de I figli degli uomini di Alfonso Cuaròn, in cui viene dipinto un futuro in cui nessuno riesce più ad avere figli: nessuna malattia, per quanto terribile e virulenta, potrebbe minacciare di più il genere dell'impossibilità di generare il proprio futuro e della condanna a invecchiare e assistere impotente alla propria estinzione.