di Paolo Nizza

Per fortuna l’aspirazione all’oblio, espressa dal Principe Don Fabrizio di Salina nel memorabile dialogo con il piemontese Chevalley , non si è concretizzata.
Assente dal piccolo schermo dall’ottobre del 1996, Il Gattopardo torna a ruggire, grazie a SKY Cinema Italia.

E le cose che allora affascinarono Luchino Visconti, ovvero “ i caratteri, il paesaggio, il conflitto tra vecchio e nuovo, la scoperta dell’isola misteriosa, i legami sottili tra la chiesa e il mondo feudale, la straordinaria statura umana del principe, l’esosità dei nuovi ricchi, mescolata all’interesse politico, la bellezza di Angelica, la doppiezza di Tancredi” possono di nuovo emozionarci.

Restaurato nel 1991 dalla Cineteca di Bologna, Il Gattopardo, per usare le parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore dell’omonimo romanzo da cui è tratto il film, è “l’aristocrazia vista dal di dentro, senza compiacimenti.

Forse per questo Visconti ottenne che i cassettoni delle camere da letto fossero riempiti con abiti e biancheria d’epoca, e le credenze della cucina e della sala da pranzo con servizi di piatti e tovaglie. Niente di tutto questo si sarebbe mai visto nel film, ma il regista sapeva che quegli "oggetti invisibili"avrebbero aiutato Claudia Cardinale, Alain Delon e Burt Lancaster a sentire più profondamente l’epoca in cui si svolgeva la storia.

D’altronde come scrisse Moravia su L’Espresso nell’aprile del 1963: "Solo Visconti comunista e aristocratico poteva con tanta sottigliezza dosare il grado di scetticismo e di patetica  nostalgia del principe  di fronte alle questione sociali  e politiche  dell’epoca, nonché le sfumature quasi proustiane della sua personalità mondana e familiare”

Tullio Kezich sul Corriere della sera esaltò il cast artistico e tecnico: “Giuseppe Rotunno che  ci regala alcune fra le più belle immagini colorate viste finora, un attore potente e impeccabile come Burt Lancaster, un budget che sorpassa i tre miliardi. E aggiungiamo un Visconti episodicamente in stato di grazia.”

Lino Micciché sottolineo "l’identificazione senza residui e senza precedenti tra l’autore e il proprio personaggio  sul tema del disprezzo nei confronti del nuovo, mentre per Bernardt Dort il tema profondo del film  "è la morte di ogni creatura, la sua inevitabile degradazione

Indimenticabile la performance di  Claudia Cardinale. Con queste parole Visconti le spiegò come vestire i panni di Angelica Sedara;
Devi convincerti che tutto il corpo recita, non solo il viso: recitano le braccia, le gambe, le spalle... tutto.» [...] «Ricordati, gli occhi devono dire una cosa che la bocca non dice, perciò lo sguardo deve avere un certo tipo di intensità che contrasti quello che stai dicendo... [...] Devi separare il tuo viso in due: lo sguardo è una cosa; quello che dici, è un'altra."

Insomma, saranno pure tramontati i tempi di gattopardi e leoni e arrivati quelli di sciacalli e iene, ma il film di Visconti resta un’opera penetrante e voluttuosa quanto la dolcezza dei sorbetti citati dal Principe di Salina.
Senza dimenticare che la battuta di Tancredi risulta tragicamente attuale:
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”

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SKY CINEMA ITALIA: LA PROGRAMMAZIONE
CLAUDIA CARDINALE RACCONTA IL GATTOPARDO