di Paolo Nizza

"Bella, simpatica e ho il sospetto che sia persino intelligente
".
Con queste parole Vittorio Gassman presentava Sharon Tate, sua partner in Una su tredici.
Era il Marzo del 1969. La Tate aveva 26 anni ed era incinta di tre mesi. Le scene di nudo presenti nella pellicola furono girate per prime. Successivamente la pancia di Sharon fu sempre coperta nelle inquadrature da grandi borse e ampie sciarpe.
Nessuno poteva immaginare che quella bizzarra commedia, girata tra Cinecittà, Parigi, Londra e New York e interpretata da Vittorio De Sica e Orson Welles, sarebbe stata l’ultima apparizione sullo schermo della moglie del regista Roman Polanski.

La Tate non era ancora una stella di prima grandezza. Per alcuni critici americani la battuta che l’attrice pronunciava nella Valle delle Bambole,  “Non ho nessun talento. Tutto quello che ho è un corpo”, rappresentava perfettamente la carriera dell’attrice.
Sharon era sempre stata bellissima A sei mesi era stata "Miss Tiny Tot of Dallas Pageant", e in seguito aveva vinto svariati concorsi di bellezza.

Grazie all’incontro con il produttore Martin Ranshoff venne scoperta dal cinema. Il suo primo ruolo importante fu nel 1965 in Cerimonia per un delitto in cui interpretava una giovane strega, ma il successo arrivò nel 1967 con Per favore non mordermi sul collo diretto da Roman Polanski

E proprio su quel set nacque l’amore fra l’attrice e Polanski. Non fu un colpo di fulmine, Sharon all’epoca era fidanzata con Jay Sebring, un parrucchiere di Hollywood e Roman aveva la fama di impenitente donnaiolo. Come confermato da Polanski, solo dopo una serratissima corte, Sharon accettò di fare l’amore per la prima volta con lui.
Si sposarono il 20 gennaio del 1968, dopo che Roman aveva terminato le riprese di Rosemary’s Baby.

Oltre al fisico statuario, quello che aveva conquistato il regista era  la dolcezza di quella ragazza così diversa dalle starlettine dell’epoca. Non era avida, né sessualmente promiscua. Quando voleva fuggire da Hollywood, l’attrice si rifugiava a Big Surm una cittadina sul pacifico in un anonimo alberghetto. I due vivevano in case separate perché Sharon Tate non voleva asfissiare il regista con la sua presenza.
L’attrice raccontava spesso una storiella su suo marito. Roman in automobile per Beverly Hills vede una bella ragazza per strada  e grida: "signorina lei ha davvero un corpo stupendo". Ma quando la ragazza si gira Roman si accorge che si tratta di sua moglie.

Con il matrimonio  le priorità di Sharon cambiarono. Del successo non le importava più.
Voleva solo avere il suo bambino, come disse ai suoi assassini la notte del 9 agosto del 1969. Nel suo "nido d’amore", la residenza di Cielo Drive sulle colline di Los Angeles, fu accoltellata sedici volte insieme a quattro persone (tra cui l’ex fidanzato Sebring) dai seguaci della setta di Charles Manson.

Quella strage sconvolse il mondo. Furono versati fiumi di inchiostro e una quantità innumerevole di  calunnie - Sharon fu definita "regina delle orge di Hollywood" o "dilettante di arti sataniche". Polanski fu costretto a indire una conferenza stampa per smentire le cose orribili che scrissero su sua moglie.

Oggi, a quaranta anni di distanza, i moventi della strage di Bel Air restano avvolti nel mistero nonostante i colpevoli siano stari arrestati. Charles Manson, condannato all’ergastolo, continua a professare la sua innocenza.
L’unica cosa certa sono le parole che Polanski ha scritto nella sua autobiografia: "I pochi anni che ho passato con Sharon sono stati il solo momento di felicità nella mia vita."


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