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di Paolo Nizza

Forse è tutta colpa del Dottor Jekyll film di Rouben Mamoulian.che inaugurò la prima mostra del cinema di Venezia la sera del 6 agosto del 1932
Le esalazioni della pozione capace di mutare il pacioso dottore in chimica Henry Jekyll, nel malvagio Edward Hyde devono essere rimaste intrappolate nei saloni dell’Excelsior favorendo così una sorta di schizofrenia fra i giurati che nel corso degli anni hanno assolto l’ingrato compito di scegliere un vincitore
Scherzi a parte, come ogni mostra che si rispetti anche il Lido ha generato i suoi “mostri”. Leoni d’oro assegnati a film di cui nessuno si rammenta più, magari a discapito di pellicole entrate poi a far parte della storia del cinema.
Una delle vittime più illustri delle scelte curiose dei giurati lagunari è stato Luchino Visconti.
Nel 1954 a Senso viene preferito Giulietta e Romeo di Renato Castellani. Lo scherzo si ripete nel 1960 con Rocco e i suoi fratelli sconfitti da Il passaggio del Reno di André Cayatte.
Solo nel 1964, Luchino con Vaghe stelle dell'Orsa vince finalmente l'ambito premio.
Passati gli anni della ribellione, in laguna si torna a votare e a premiare i film, ma la musica non cambia.
Nel 1982 Querelle De Brest, il film postumo di Rainer Werner Fassbinder sembra destinato al Leone, ma la giuria assegna il premio a un altro film tedesco, Lo stato delle cose.
L’anno successivo, nonostante Maruska Detmers, il Leone d’oro a Prenom Carmen di Godard è accolto dai fischi. Se Zelig di Allen non fosse stato presentato fuori concorso, il maestro transalpino si sarebbe risparmiato la contestazione.
Nel 1984 vince L’anno del sole quieto di Zanussi, che però sorge e tramonta solo al Lido, perché il film non verrà mai distribuito sul suolo italiano.
Il 1985 è l’anno di Senza tetto, né legge che, a sorpresa supera il vecchio leone John Huston e il suo L'Onore dei prizzi.
Nel 1988 torna a vincere un film italiano, La leggenda del santo bevitore di Olmi. Ma molti avrebbero preferito gustare il gaspacho delle donne sull’orlo di una crisi di nervi di Almodovar.
L’anno successivo l’Italia avrebbe potuto bissare il successo con Palombella rossa di Nanni Moretti, tuttavia il film viene piazzato di straforo nella Settimana della critica e il leone se lo aggiudica il taiwanese Città dolente, peralto quasi invisibile in Italia.
Gli anni 90 iniziano con l’inaspettata vittoria di Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, Alla vigilia i favoriti erano i Goodfellas di Scorsese e Un angelo alla mia tavola di Jane Campion. Nel 1991 molti gridano "Urca !" quando  Urga di Mikhalkov preferito a Lanterne rosse di Zhang Yimou.
Nel 1996 la giuria presieduta da Polanski assegna il Leone d’oro a Michael Collins, ma per molti il vincitore morale è Fratelli di Abel Ferrara.
Il 1998 vede un nuovo trionfo italiano con Così ridevano di Amelio. Il verdetto scontenta i tanti sostenitori di  Racconto d’autunno di Rohmer e di Gatto nero, gatto bianco di Emir Kusturica.

Il leon d’oro a Monsoon Wedding, nel 2001, invece non piace quasi a nessuno, a differenza di Y tu mamà tambien che aveva entusiasmato il Lido
L’anno successivo vince Magdalene di Peter Mullan, nonostante l’opposizione di molti cattolici.
Nel 2003, il premio più importante tocca a Il ritorno del russo Andrei Zvyagintsev, ma la critica parteggiava per Buongiorno, notte di Bellocchio, il pubblico per 21 Grammi di Innaritu.
Nel 2006, tra lo stupore generale vince il cinese Still Life, mentre tutti erano pronti a celebrare Nuovomondo di Crialese.
Altro leone contestato nel 2007. Lussuria - Seduzione e Tradimento di Ang Lee non convince all’unanimità.
Quest’anno tra la protesta contro i tagli al Fus, e i lavori per il nuovo palazzo del cinema, si preannuncia un’edizione particolarmente  movimentata.
Meglio cosi. Le polemiche sono il sale di ogni festival. Specie al Lido.
D’altronde per usare le parole di Truman Capote "Venezia è come mangiare un'intera scatola di cioccolata al liquore in una sola volta."