di David Saltuari


Come deve sembrare triste l'economia europea agli occhi di un agente di borsa americano. Se si parla di fusioni nel vecchio continente vengono alle mente immagini di polverose banche londinesi in cui si celebrano grigi matrimoni tra industrie pesanti: l'odore celeste del ferro, il profumo sanguigno del fuoco, il braccio che muove il telaio, la forza che muove l'acciaio. Insomma, roba un po' tetra.


A Wall Street la notizia del giorno è invece l'acquisto della Marvel, la casa editrice che pubblica l'Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, Iron Man e così via, da parte della Walt Disney. Bazzeccole rispetto alle grigie acciaierie? Roba per bambini? Mica tanto. Nella bilancia dei pagamenti americana la cosidetta industria del divertimento è una delle voci più ricche delle esportazioni USA e una delle poche in cui l'economia americana può ancora contare su un incontrastato (e non minacciato) dominio mondiale.


Basta il costo complessivo dell'operazione per farsi un'idea della sua importanza. Topolino si comprerà l'Uomo Ragno per un totale di 4 miliardi  di dollari. Nello specifico, gli azionisti Marvel si beccheranno, per ogni loro azione, 30 dollari in contanti e 0,745 azioni Disney. Un esborso di liquidi non certo leggero.


Rispetto agli storici equilibri di Hollywood, inoltre, questa operazione rinforza di molto la casa del topo. Walt Disney non vuol dire solo ragazzi: dietro quel marchio infatti lavora la Buena Vista, una delle principali case di distribuzione, la Touchstone Pictures, società creata per produrre film "adulti" (Pretty Woman era loro), la ABC che produce Lost. Insomma, un colosso dell'intrattentimento, che però negli ultimi anni faticava nel raggiungere i vertici del botteghino.


Questa fusione permette ora alla Disney di lanciare la sfida alla sua antica rivale Warner Bros. Nella storia di Hollywood tra le due major esiste infatti una certa competizione. Entrambe si sono imposte con stili perfettamente riconoscibili e antitetici. Basta pensare al differente approccio ai cartoni animati: irriverenti, caustici, sarcasti, pieni di doppi sensi quelli con Bugs Bunny, Duffy Duck e Willie Coyote prodotti dalla Warner; tranquilli, poetici, con una particolare attenzione alla qualità e ai dettagli quelli con Pluto e Topolino prodotti dalla Disney. Una sfida che non è venuta meno negli ultimi anni, con la Warner che contrapponeva il dissacrante Shrek alla raffinatezza di Toy Story e Alla ricerca di Nemo della Pixar/Disney.


Eppure, da un punto di vista produttivo, i colpi migliori negli ultimi anni li aveva assestati la Warner. Con i diritti su Harry Potter si era aggiudicata un franchise di lunghissimo periodo, attraverso la sua controllata New Line ha prodotto il ciclo de Il Signore degli Anelli e, soprattutto, grazie alla proprietà della DC Comics poteva contare su un "parco personaggi" che andava da Superman a Batman (il maggiore incasso dell'anno scorso).


Ora, grazie ai superpoteri dell'Uomo Ragno, dei Fantastici Quattro, di Iron Man la Disney potrà affrontare l'antica rivale sul suo stesso territorio. Chi ci rimette sono tutte le altre storiche Major di Hollwyood orfane dei personaggi Marvel. Fino ad oggi, infatti, la casa fumettistica fondata da Stan Lee "vendeva" i suoi personaggi all'offerente migliore. Così Spider Man era stato prodotto dalla Sony, Iron Man dalla Paramount e I Fantastici Quattro dalla 20th Century Fox. Con i principali supereroi chiusi ormai nelle casseforti Disney e Warner non resterà loro che scandagliare tra le cosidette case editrici indipendenti.