di David Saltuari

Un fremito attraversa oggi il pubblico alla Mostra del Cinema. Al Lido arriva infatti Il cattivo tenente, remake reinventato del noir di Abel Ferrara. Ma soprattutto ritorno alla regia di Werner Herzog, Regista amato in modo incondizionato dal pubblico più attento, l'ultimo, forse, dei grandi autori capace ancora di avere uno sguardo puro e feroce sul mondo, tenuto da anni lontano dalle più grandi produzioni.

Un ritorno che non sarebbe stato possibile senza la presenza, nel cast di un attore del calibro e della fama di Nicolas Cage. "A questo punto della mia carriera -dice l'attore ho bisogno di ingaggi stimolanti, che tengano alto l'interesse del mio mestiere". Cage, che da giovane ha rinunciato al suo cognome vero, Coppola, lo stesso del celebre zio, per non subire favoritismi, non riesce a mettere in gabbia la sua natura cinefila e alterna da anni blockbuster di sicuro successo con progetti più piccoli e ambiziosi.

Negli ultimi anni Cage è passato da National Treasure a Il ladro di Orchidee di Spike Jonze. Da Ghost Rider a Lord of War di Andrew Nicol, usando il proprio nome per garantire più attenzione a progetti ambiziosi e fuori dall'ordinario. Porta ora al Lido (e nelle sale), protetto dalla sua fama, il ritorno al grande cinema di Werner Herzog: "Quando fai l'attore da trent'anni cerchi costantemente di reinventarti, ma se non trovi da solo il modo di farlo, devi andare a cercarlo in strani luoghi. Ero curioso di scoprire cosa avrebbe visto in me Werner Herzog, cosa sarebbe riusciti a tirarmi fuori".

E ne aveva bisogno Werner Herzog, da anni lontano (tranne qualche eccezion) dal cinema cosidetto di fiction e rifugiatosi nel documentario Herzog è un personaggio il cui culto negli ultimi anni è cresciuto a dismisura. Giovane autore del Nuovo Cinema tedesco degli anni sessanta, il gruppo nel quale sono cresciuti Fassbinder, Wenders, Edgar Reitz e tanti altri, si è sempre distinto per il suo estremismo e la sua militanza estetica massimalista. Ossessionato dal rapporto dell'Uomo con la Natura ha portato il suo cinema fino all'estremo, creando un binomio quasi diabolico tra sè stesso e i suoi personaggi, interpretati quasi sempre dall'amato e odiato amico/nemico Klaus Kinski. Con Fitzcaraldo, la storia di un uomo che vuole costruire un teatro d'opera in piena giungla amazzonica, portò sul Rio delle Amazzoni un'intera troupe cinematografica. Un film che costò la vita a diversi tecnici e durante il quale Kinski e Herzog si minacciarano seriamente di morte più di una volta. Durante la lavorazione di Grido di Pietra portò il suo protagonista Vittorio Mezzogiorno in cima al Cerro Torre, una montagna maledetta delle Ande e lo lasciò lì una notte intera in preda ad una tempesta di neve. Herzog ha sempre considerato la Natura malvagia e omicida, dando spesso l'impressione di volersi fare ammazzare da essa. Non è un caso che uno dei suoi ultimi documentari raccontasse la storia di Timoty Treadwall, un uomo così ossessionato dai Grizzly da finire mangiato da loro.

Ora, con la preziosa collaborazione di Nicolas Cage si è concesso un film più tradizionale, come Il cattivo tenente, senza però perdere il suo sguardo originalissimo. La critica ha accolto il suo film con entusiasmo e gioia, tributandogli con un applauso un sincero bentornato