di David Saltuari

Le parole sono importanti ammoniva Nanni Moretti. Le parole nascondono in sè un universo di significati. Le parole usate in una cultura la definiscono e raccontano i confini del suo universo immaginifico. Per restare alti, se Wittgenstein
diceva che anche se un leone potesse parlare non lo capiremmo perchè le nostre esperienze sono troppo distanti per riuscire a dare alle parole gli stessi significati, come si può spiegare ad uno svedese la parola Letteronza. O peggio ancora Vallettopoli.

Guardando Videocracy, il suggestivo documentario di Erik Gandini sulla televisione italiana, si capisce, quanto linguisticamente siamo dei leoni rispetto al resto del mondo. Il film di Gandini non è italiano. Anche se nato qui, il regista di Videocracy vive e lavora da oltre quindici anni in Svezia. Il suo film non è un atto di denuncia per accendere gli animi degli italiani, ma una semplice e quieta descrizione per il resto del mondo. Pensato per un pubblico non italiano è raccontato in inglese e sottotitolato quando parlano i tre protagonisti: Lele Mora, Fabrizio Corona e un aspirante famoso.

Velina, stacchetto, vallettopoli: parole che si rincorrono nei discorsi di tutti e tre creando non pochi imbarazzi al documentarista o ai sottotitolatori. Come si può tradurre tronista per gli inglesi, un popolo che sul trono può immaginarci solo la regina? E così il divertimento per lo spettatore diventa, quando sullo schermo viene usato uno di questi italianissimi termini, scendere con gli occhi sui sottotitoli e vedere come sono riusciti a tradurlo. Capire se anche i canadesi, i prossimi a vedere Videocracy al festival di Toronto, faranno poprio l'intramontabile lemma Letteronza.

Velina diventa così, nella neutra spiegazione della voce fuori campo, la showgirl che affianca, rigorosamente in silenzio, il presentatore. Lo stacchetto (che resta in italiano anche nei sottotitoli) è "il balletto di 30 secondi per rialzare l'interesse dello spettatore". Ma Vallettopoli è al di là di ogni spiegazione. Necesiterebbe probabilmente  un film a parte. Il povero sottotitolista a questo punto alza le mani sconsolato e si arrende traducendo con un banale "big scandal". E Letteronza o Tronista? Restano così, in italiano, protetti dagli apici, senza ulteriore spiegazione, in modo che anche lo spettatore svedese sappia che, in quel romanzo di Philip K. Dick che sembra l'Italia di Videocracy, ci sono cose al di là dell'umana conoscenza.

E oggi in sala Pasinetti sarà proiettato come evento speciale Katyn, il film denuncia di Andrzej Wajda considerato dalla critica internazionale una delle pellicole più scomode e sconvolgenti degli ultimi anni. La pellicola racconta la verita sul massacro di 22.000 ufficiali polacchi avvenuto nei boschi di Katyn nel 1940.
Katyn sara trasmesso in contemporanea con la Biennale di Venezia, oggi 4 settembre alle 21 su SKY Cinema1 e SKY Cinema1HD

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