Venezia 2009, guarda l'album fotografico

di David Saltuari

Se c'era bisogno di un segno dei tempi che stiamo attraversando è arrivato oggi alla Mostra del Cinema di Venezia. Sono ormai lontani tempi in cui la star del Festival era qualche bionda attrice americana o un fascinoso attore hollywoodiano. La stella da passerella di quest'anno è Michael Moore, accolto in sala stampa da uno strisciano degno di un concerto pop: "Michael we love you".  Galeotta è anche una rassegna ufficiale che fino ad ora è stata particolarmente intimista, cupa o melanconica. Un film come quello di Moore che, come suo solito, mescola il parlare chiare con una buone dose di sarcasmo, racconto di situazioni reali e ritmo incalzante, appare in questo contesto come un bicchiere d'acqua fresca nel deserto..

Capitalism: A Love Story, presentato qui a Venezia in anteprima mondiale, è in realtà una dichiarazione d'amore verso la democrazia, l'unico antidoto che il regista di Flint, Michigan trova alla deriva avida e predatrice del capitalismo americano.  Ma la democrazia non è solo andare a votare ogni quattro anni. "Certo, sono contento che è stato eletto Barack Obama", dice Moore, "ma la democrazia è soprattutto partecipazione". E infatti il suo film si conclude con un invito diretto a mettersi in gioco in prima persona: "mi sarei stufato a fare queste cose da solo".

Con non poca malizia diabolica i selezionatori della Mostra hanno inserito, Fuori Concorso, South of the border il documentario che Oliver Stone ha dedicato a Hugo Chavez. La presenza al Lido del presidente del Venezuela è uno dei misteri di cui più discute il tam tam del festival in questi giorni. Ufficialmente, fa sapere la Mostra, non è mai stato invitato. Se ci sarà, dunque, sarà ospite privato di Stone. In ogni caso non è un buon giorno per un capitalista farsi vedere dalle parti dell'hotel Excelsior., stretto tra le ironie di Michael Moore  e il rischio di trovare Chavez in ascensore.

E si parla di rivoluzione anche in White Element, il bel film di Claire Denis che rischia di venire un po' oscurato dagli eventi del giornoi. Ma non sono le rivoluzioni sudamericane o le rivolte, vittoriose, degli operai americani documentati da Moore al cento del suo film. La regista francese sposta il suo sguardo sull'Africa, sulle ex colonie francesi dilaniate da guerre combattute da soldati bambini. La guerra, con tutta la sua violenza si avvicina, ma la proprietaria terriera Isabelle Hubert si rifiuta di vedere il disastro avvicinarsi e pagherà caro il prezzo di questa superficialità. 


News, foto e video sulla 66esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia