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di David Saltuari

Sarà forse quel naso triste come una salita o quegli occhi allegri da italiano in gita, ma tra Sergio Castellitto e il cinema francese c'è ormai da anni un amore sincero e corrisposto. E' sintomatico che con ben quattro film italiani in concorso (guarda la gallery dei film in concorso) e un'intera sezione dedicata al cinema del nostro paese, l'attore italiano più rappresentativo e conosciuto al mondo venga al Lido a rappresentare il francese 36 vues du Pic Saint Loup (da noi Questioni di punti di vista) di Jacques Rivettes, film del quale Castellitto non è solo interprete ma anche co-sceneggiatore e co-produttore.

Al suo fianco Jane Birkin in una storia, come tutte quelle del maestro della Nouvelle Vague, capace di raccontare con eterea leggerezza di teatro e vita, morte e lutto e, soprattutto, di amore. Castellitto è Vittorio, un italiano forse in fuga che si unisce ad uno strano circo viaggiante. Un po' per amore verso Kate, la Birkin appunto, rientrata nell'attività circense dopo un lutto mai elaborato, un po' per amicizia verso Alexander, un clown troppo triste, diventa complice del destino per portare sotto il tendone del circo lo spettacolo della vita e cercare di salvare i suoi nuovi compagni di viaggio.

Non è la prima volta che Castellitto e Rivette lavorano insieme: già nel 2001 avevano giocato con teatro e vita in Va Savoir, film nel quale recitava al fianco di Jeanne Balibar. Ma la filmografia francese di Sergio Castellitto e lunga e articolata: ha lavorato insieme al meglio della scena francese: da Michel Piccoli (ha recitato in Libero Burro, prima regia dell'attore romano) alla compianta Marie Trintignant, da Michel Serrault e André Dussolier fino a Isabelle Adjani. E così via, fino a farlo quasi diventare lui stesso un classico del cinema d'Oltralpe.

Come Marcello Mastroianni (guarda la gallery), attore al quale è stato spesso paragonato, Sergio Castellitto ha quel volto elettrico e nervoso, triste, ma sornione, capace di esprimere con uno sguardo più di mille battute. E' questa italianità così tipica, questa capacità di ridere soffrendo, di unire in un unico sentimento indefinito melanconia e gioia di vivere, di dire cose serissime con la leggerezza del sorriso (che poi, altro non è se la famosa commedia all'italiana), che ne fanno l'italiano che i francesi amano amare.

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