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Non c'e' niente di ideologico, è la mia storia personale di quegli anni, quasi un diario privato": Michele Placido, in concorso oggi a Venezia con Il grande sogno, nelle sale da venerdiì con 450 copie, si accalora, difende con consueta passione il suo lavoro, spendendo se possibile ancora più energie del solito.Al photocall del pomeriggio butta là un pugno chiuso. Sul red carpet invece, mentre le ragazzine urlano a Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca si muove elegante,  Placido saluta la folla e quasi la benedice.

Il grande sogno, frutto di due anni di lavoro, di un montaggio che ne ha sforbiciato una buona
mezz'ora, è il suo Sessantotto,  quello di quando lui dalla provincia pugliese era arrivato a Roma a fare il poliziotto, costretto ad impegnarsi nella  repressione del movimento studentesco. "Se oggi sono quello che  sono lo devo al '68", dice Placido ricordando la scelta, rappresentata anche nel film, di abbandonare tutto per fare l'Accademia e diventare attore."Ero tra quelli che  manganellavano e alla fine del '68 mi ritrovai dall'altra parte della barricata cominciando un percorso artistico che mi ha  fatto avvicinare a Rosi, Bellocchio, ai Taviani. Nel '73  rifiutai l'Anatra all'arancia e i soldi facili di Cecchi Gori per fare teatro a Siracusa. Questo per me è stato il '68 e la passione di partecipare a qualcosa non l'ho persa e anzi spero arrivi ai ragazzi di oggi".

La figura di Riccardo Scamarcio e' ricalcata su di lui, così come la ragazza borghese e cattolica (Jasmine Trinca) è simile alla sorella dello sceneggiatore Angelo Pasquini e il personaggio di Libero (Luca Argentero) si rifà ad un amico torinese. "Storie vere. In questo film - ammette - ci possono  essere mancanze ideologiche o storiche, ma la chiave è lì, in questa sincerità, in questo voler raccontare i miei momenti. Niente di pasoliniano però - aggiunge ricordando il giudizio  sul Corriere della Sera sui contestatori borghesi figli di papà confrontati ai poliziotti proletari - quei ragazzi borghesi sono stati i miei primi insegnanti, grazie al loro esempio ho  realizzato il mio sogno di fare l'attore".

Seppure il film non è ideologico, Placido ha un rapporto viscerale con la politica, "non ce la faccio a non stare sempre in mezzo. Nel privato  vorrei fare tanto ma non e' facile schierarsi in questo momento di straordinaria confusione. Ad esempio vorrei dare la mia  solidarietà al direttore di Avvenire Dino Boffo, uno che ha lo spirito del '68 e fare un monologo teatrale con lui". E nel  pomeriggio parlando di politica dichiara pubblicamente la sua stima per Renato Curcio, tra i fondatori delle Brigate rosse. Il  grande sogno, secondo Placido, "non piacerà a Giuliano Ferrara non è piaciuto totalmente a Mario Capanna e a tanti che hanno  fatto il '68 e lo vedono ora come un fallimento perchè allora si sono esposti e poi hanno fatto altre cose. Io personalmente rispetto Renato Curcio perchè ha bruciato la sua vita".

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