di David Saltuari

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Forse è la prima volta che alcuni zombie possono aspirare a vincere il Leone d'Oro. Se si guarda negli archivi della Mostra del cinema, infatti, si fa fatica a trovare un titolo come Survival of the dead, il sesto film che George Romero ha dedicato ai morti viventi e con il quale è in concorso al festival di Venezia. E quest'anno il volto cadavarico deve andare particolarmente di moda, visto che il film di Romero non è certo l'unico a trattare questo tema, tra quelli presenti alla Mostra.

Nei giorni scorsi, infatti, gli spettatori al Lido si sono già potuti divertire con gli zombie in salsa spagnola di Rec (2), presentato fuori concorso, e i morti viventi del francese Le horde, passato nella Giornata degli Autori. A confronto con i cadavari ambulanti dei due film europei, quelli di Romero ci fanno una gran magra figura. Come i loro antentati di Night of living dead, il primo film di Romero del 1968, si caratterizzano per movimenti lenti e una certa ottusità. La loro unica forza è la quantità, ma per il resto basta un buon colpo in testa e sono sistemati.

I morti viventi europei, soprattutto quelli di Le Horde, sono velocissimi, fortissimi e, forse, meno ottusi di quello che si può credere. Sia qui che nel sequel di Rec, inoltre, lo spazio della narrazione è pesante e claustrofobico. Palazzi, pieni di affamatissimi morti viventi, dai quali bisogna cercare di uscire, più o meno, vivi. Cosa, che nella maggior parte dei casi, non riesce.

Con gli uomini lupo dimenticati da tempo, i mostri di Frankenstein messi in cantina a prendere polvere e i vampiri persi dietro alle romanticherie di Twilight (ormai i principi delle tenebre non fanno più paura a nessuno), gli unici personaggi dell'immaginario horror che sembrano più vivi che mai (beh, si fa per dire) sono proprio loro, gli zombie. Sarà il tabù della morte, tanto forte in un mondo ossessionato dai miti della giovinezza e della bellezza, sarà il senso di assedio che gli zombie trasmettono, ma sembra senza ombra di dubbio che il futuro appartiene ai morti viventi. E a noi non resta che sperare di non venir morsi.


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