di Francesco Chignola

Da una parte c'è il supercattivo John Travolta: armato fino ai denti, prende controllo di una metropolitana di New York. Dall'altra c'è Denzel Washington: il capo della sicurezza della linea metropolitana. Un set abbastanza tipico per un thriller: tanto più che Pelham 123 - Ostaggi in metropolitana, in uscita nelle sale il 18 settembre, è il remake di un classico del cinema d'azione. Un film del 1974 intitolato Il colpo della metropolitana - Un ostaggio al minuto. In quel film il ruolo di Travolta era rivestito da Robert Shaw, mentre l'eroe era Walter Matthau.

E il film si è messo l'abito nuovo per ovviare ai 35 anni suonati della versione originale: e per mettere in scena l'ennesima lotta tra il bene e il male sullo scenario (anzi, sotto lo scenario) della Grande Mela, è stato chiamato un regista che con i film d'azione ci ha mangiato per più di vent'anni: Tony Scott. Un nome scomodo, il suo, in un certo senso: basti pensare che quando ha esordito come regista di lungometraggi nel 1983 con il cult movie Miriam si sveglia a mezzanotte, suo fratello Ridley aveva già girato i suoi tre massimi capolavori: I duellanti, Alien, Blade Runner. Come si può competere con una simile tripletta?

Probabilmente Tony ha pensato fin da subito di non farlo affatto: il successivo Top Gun era un film un po' superficale, anche se ebbe un enorme successo globale segnando l'immaginario di un intero decennio. E segnando il suo stile negli anni a venire. Così la sua carriera è caratterizzata da ambizioni molto ridotte, se confrontate con quelle del fratellone: mentre quest'ultimo gira grandi film come Black Rain e Thelma & Louise, Scott junior gira film minori come Revenge e Giorni di tuono, titoli non certo rimasti nella memoria del grande pubblico. Qualche bel colpo (girare una sceneggiatura di Tarantino con Una vita al massimo, il divertente L'ultimo boy scout) non gli levano la fama di "fratello meno bravo" di Ridley.

Poi, cosa succede? Che Ridley Scott entra in una fase buia della sua carriera. E' incredibile che il regista dei grandissimi titoli sopracitati possa aver girato cose come 1492, Soldato Jane, il discusso Hannibal o addirittura Un'ottima annata, sonoro flop al botteghino. A parte qualche eccezione (Il genio della truffa, American gangster) siamo alla frutta. E intanto Tony che fa? Continua a lavorare: a girare i film che gli dicono di girare, senza troppi svolazzi, senza girarci troppo attorno. Ne azzecca qualcuno (Nemico pubblico, a oggi il suo miglior film, o Spy game) e ne sbaglia altri, come Man on fire e Domino, entrambi maltrattati dalla critica. Ma ostinandosi a non cambiare una virgola del suo stile  che gli ha causato così tanti nemici.

E Pelham 1 2 3, che i favori della critica li ha tenuti a distanza proprio a causa di questo suo stile frenetico e "videoclipparo", sembra ancora una volta la conferma di questa sua attitudine, tanto testarda e cocciuta quanto schietta. Che l'ha portato fino a qui: non è poco.

Il trailer di Pelham 1-2-3