di Francesco Chignola

Se dovessimo isolare i più imponenti fenomeni cinematografici nel mondo dei teenager negli ultimi anni, senza pensarci troppo, probabilmente diremmo Twilight e High School Musical. Basta immaginare il tipico liceo che abbiamo imparato a conoscere nei film statunitensi: la darkettona introversa si innamorerà di Robert Pattinson, la bionda cheerleader sognerà uno Zac Efron nella sua cameretta rosa. Niente di più semplice.

E un fenomeno come quest'ultimo, il film musicale per teenager, non poteva che dare adito, non soltanto a due sequel ufficiali, ma a una serie di epigoni. Uno dei quali potrebbe essere Camp Rock, il film televisivo con cui Disney Channel provò l'anno scorso a bissare il successo inaudito di High School Musical: stavolta con Demi Lovato e i Jonas Brothers. E un altro potrebbe essere Bandslam, che non è più una produzione Disney ma che dal film più noto ha anche "rubato" una delle due protagoniste femminili: Vanessa Hudgens. Mentre il fidanzato Zac sta facendo ben altra carriera.

Al centro della storia c'è un triangolo amoroso e una competizione musicale, la "bandslam" del titolo, alla quale il protagonista, un ragazzo un po' sfigato, vuole partecipare ma per la quale si troverà in mezzo a due fuochi: da una parte la mora Hudgens, che è dolce e carina, probabilmente la sua ragazza ideale, e dall'altra la biondissima e popolarissima cheerleader (e ridagli) interpretata dall'ormai ventenne Alyson Michalka. E se credete che Bandslam sia costruito unicamente sui soliti cliché adolescenziali, la critica americana ci suggerisce il contrario. Il film è stato infatti ben accolto dalla stampa in patria proprio per la sua capacità di evitare i luoghi comuni del teen movie.

Una delle recensioni più entusiaste è quella di Hollywood Reporter, che recita così: "Se Cameron Crowe e John Hughes avessero collaborato in un film popolato da superstar del Disney Channel, il risultato sarebbe sembrato e avrebbe suonato come Bandslam di Todd Graff. Ed è inteso come un complimento". Anche il Philadelphia Inquirer scrive che "John Hughes avrebbe gradito", i più severi di The A.V.Club salvano i primi due terzi ("affascinante, dolce, e abbastanza divertente da meritare l'inclusione nello scaglione più alto delle commedie adolescenziali"). Quasi nessuna stroncatura, persino dai più prevenuti: come Empire che lo definisce "sorprendentemente guardabile".