di Francesco Chignola

Nonostante siano passati 17 lunghissimi anni dai tempi de Le iene e sebbene i (pochi) film di Quentin Tarantino abbiano contribuito a forgiare come pochissimi altri due decenni di cinema americano, l'arrivo di un film da lui diretto nelle sale è ancora un evento. Non fa eccezione Bastardi senza gloria, film progettato e sognato da Tarantino per moltissimi anni e che filnalmente è arrivato a compimento in tempo per l'ultimo festival di Cannes.

E come già tutti i suoi film precedenti, adorati dalla critica in patria senza nessuna eccezione (se si esclude l'esercizio di stile di Four Rooms, da molti considerato un perdonabile scivolone), anche Inglorious basterds ha incontrato negli Stati Uniti i favori dei media. Quasi unanimi: sono davvero pochissime le voci fuori dal coro di chi ha considerato decisamente riuscito il nuovo lavoro del regista e sceneggiatore, un lunghissimo e ambizioso film di guerra ambientato durante la seconda guerra mondiale.

Secondo l'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes la percentuale di recensioni positive è dell'88%, assolutamente schiacciante, considerati i molti dubbi dell'ultimo minuto sull'operazione, sulla scelta del contesto storico e dell'attore principale Brad Pitt. Ma si sono ricreduti, e con quale entusiasmo: secondo Reelviews questo "è il miglior film di Tarantino dai tempi di Pulp Fiction" e "il film di guerra più audace mai realizzato". Anche Roger Ebert utilizza gli stessi termini: "un grosso e audace film di guerra che annoierà qualcuno, sorprenderà altri e dimostrerà ancora una volta che Tarantino è una cosa seria, un regista di delizie chisciottesche".

Secondo il Time quello di Tarantino è un geniale inganno: "i suoi fan pensano di vedere un film di guerra hollywoodiano con Brad Pitt, mentre quello che otterranno è il più intelligente, folle e grandioso film europeo dell'anno". Mick LaSalle del San Francisco Chronicle si spinge oltre: "non è abbastanza dire che Inglorious basterds è il miglior film di Tarantino: è il primo film della sua maturità artistica, il film che il suo talento ha promesso per più di 15 anni". Il Village Voice poi lo definisce in questi termini: "un energetico, inventivo, spavaldo divertimento [...] un consumato intrattenimento hollywoodiano: ricco in fantasia e spensieratamente amorale".

Tra Variety che lo definisce "una favola violenta" e Peter Travers di Rolling Stone che scrive che "è impossibile resistergli per chiunque professi vero amore per il cinema", è interessante andare a scovare qualcuna delle (poche) recensioni negative, o semplicemente tra quelle poco soddisfatte. Come quella del New Yorker, testata spesso in controtendenza, secondo cui il film "non è noioso, ma è ridicolo e spaventosamente insensibile", oppure quella della cult-critic Manhola Dargis sul New York Times. Anche il Los Angeles Times peraltro non professa certo amore per il film: "con le sue 2 ore e 32 minuti, è imperdonabilmente senza fretta, quasi glaciale, un film che perde la strada nelle boscaglie della storia alternativa e riesce a essere violento senza l'energia che la violenza sullo schermo abitualmente garantisce".