Da Lunedì 5 ottobre su SKY Cinema Italia parte Ecce Nanni, il ciclo che mostrerà tutti i film e i cortometraggi del regista italiano: clicca qui per scoprire quando vedere Io sono un autarchico , Ecce Bombo e Sogni d'Oro, i titoli di questa settimana.


Volti, voci, corpi, mai banali, a volte inquietanti, sempre riconoscibili. Chi ama il cinema di Nanni Moretti sa che uno degli aspetti peculiari dei suoi film sono gli attori di cui ama circondarsi. Spesso amici non professionisti, destinati ad altri percorsi, o giovani attori alle prime armi, affermatisi molti anni dopo la loro partecipazione, il regista romano si circonda sempre degli stessi volti, facce ricorrenti che, al pari dei suoi tormentoni, diventano un marchio inconfondibile del suo stile.

Prendiamo Ecce Bombo, secondo film della sua filmografia che, dopo un esordio trionfale a Cannes divenne il caso cinematografico dell'anno (era il 1978). Nel gruppo di amici che circonda Michele, l'eterno protagonista della poetica morettiana, troviamo Paolo Zaccagnini, grosso, barbuto e bravo a fare il giovane, diventato poi negli anni, critico musicale per Il Messaggero di Roma e assurto al ruolo di decano dei giornalisti musicali (qui un suo intervento a SKY TG24 su Bruce Springsteen). 

Tra gli amici di Valentina, la sorella del protagonista, appare un giovane e irriconoscibile Augusto Minzolini (già presente in Io sono un Autarchico) e futuro, discusso, direttore del TG1. Riconoscibilissimo invece è Giampiero Mughini, che alla fine del film che mughineggia con il suo inconfondibile tono di voce e che torna anche nel successivo Sogni d'Oro, nel ruolo, forse più congegniale, del presentatore televisivo. Vera icona, inoltre, del cinema morettiano del primo periodo è Luigi Moretti, padre del regista, presenza fissa da Io sono un autarchico, il film d'esordio, fino a Palombella Rossa del 1989. In Ecce Bombo è l'attore in cerca disperata di una scrittura, che dichiara di essere capace, se necessario, anche di diventare più alto o più basso.

Ma il cinema di Moretti non è fatto solo di camei illustri e amichevoli (ma mai casuali o compiacenti, anzi). I casting del regista romano sono di rara precisione nel cinema italiano, impeccabili nell'associare ad ogni ruolo il suo volto perfetto. Prendiamo Fabio Traversa, con il viso triste e disperato dell'amico di grandi aspirazioni e scarse possibilità, regista teatrale in Io sono un autarchico, per poi diventare aspirante movimentista in Ecce Bombo. Oppure, agli antipodi, l'esplosiva esuberanza di Remo Remotti, di cui Moretti è stato uno dei massimi valorizzatori. Da intellettuale bohemiene in Bianca fino all'irresistibile Sigmund Freud di Sogni D'Oro, che gira per i paeselli dell'Italia centrale a svendere i suoi capolavori.

Un piccolo gioco a cui Moretti si presta è coinvolgere altri registi in piccoli camei. Carlo Mazzacurati ha partecipato a Palombella Rossa, Il Caimano e Caro Diario, dove interpreta il critico cinematografico tormentato da Moretti per la recensione di Henry Pioggia di Sangue. Con Daniele Luchetti (per cui Moretti è stato anche produttore e interprete nel Portaborse) c'è un'antica amicizia che ha portato il giovane regista a recitare in Bianca, Palombella Rossa e Aprile, dove interpreta se stesso mentre gira uno spot.

Ma in Il Caimano che Moretti ha riunito mezzo cinema italiano: nella scena iniziale, un finto film d'azione italiano degli anni '70, ci sono Paolo Virzì che fa il dirigente Maoista e Paolo Sorrentino nel ruolo del marito di Margherita Buy. Nel corso del film appaiono inoltre Giuliano Montaldo nel ruolo di Franco Caspio, l'anziano regista, mentre Jerzy Stuhr interpreta un produttore polacco e Matteo Garrone fa il direttore della fotografia. Senza dimenticare Michele Placido in un ruolo che sembra quasi una parodia dello stesso Placido.