di David Saltuari

Da venerdì 2 ottobre a domenica 4 Ferrara  ospiterà la terza edizione del Festival di Giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale. Un piccolo ma significativo spazio sarà anche dedicato al cinema, declinato ovviamente da un punto di vista prettamente giornalistico, grazie Mondovisioni, rassegna di documentari dedicati al mondo dell'informazione.

Titolo di punta di Mondovisioni è The Yes Men Fix the World, dedicato a Andy Bichlbaum e Mike Bonanno (pseudonimi di Jacques Servin e Igor Vamos), due attivisti artisti diventati celebri per le loro performance ai danni delle principali corporation mondiali. A differenza di altri attivisti, più a proprio agio nel manifestare con cartelli davanti alle sedi delle aziende che intendo boicottare, i due si infiltrano, letterlamente, nelle stanze del potere per poi esplodere, metaforicamente, con le loro performance. Vestiti di tutto punto con giacca, cravata e documenti falsi, si fanno passare per perfetti Yes Men aziendali facendosi accreditare nei posti più impensabili e dalle testate più autorevoli.

Uno dei loro principali successi è stato quando sono riusciti a spacciarsi per i portavoce della Dow Chemical, multinazionale americana, e promettere, in diretta sulla BBC, rimborsi miliardari per le vittime del disastro di Bhopal. Nei venti minuti successi le azioni della Dow perserò il 4% alla borsa di Londra, prima che i vertici dell'azienda chimica riuscissero a smentire l'intervista. Intanto però il disastro di Bhopal tornò di attualità e nei titoli delle principali testate americane e anglosassoni.(qui sotto la falsa intervista rilasciata alla BBC).



In un altro caso riuscirono a intrufolarsi ad una convention di petrolieri, fingendo di essere rappresentanti della Exxon. Davanti ad un pubblico quantomeno attonito dichiararono che anche se era vero che i combustili fossili potevano provocare in futuro più disastri naturali, l'aumento di carburante prodotto grazie a tutti i cadaveri prodotti da questi disastri averebbe compensato le perdite finanziare.

The Yes Men Fix the World, prima di arrivare a Ferrara, è stato presentato con al Sundance Film Festival e alla Berlinale, dove ha vinto il premio del pubblico della sezione Panorama.
Qui il trailer del film



Ma a Ferrara non si parlerà solo di attivisti occidentali. Burma VJ: Reporting from a Closed Country dedicato ai videoreporter birmani che, sfidando la censura del loro paese, hanno usato videocamere amatoriali e telefoni cellulari per raccontare la rivolta dei monaci tibetani. Grazie a questi mezzi di fortuna sono riusciti, a rischio della loro libertà e della loro vita, a mostrare le loro immagini a tutto il mondo, rendendo la rivolta rossa di dominio pubblico. Quando i servizi segreti birmani si sono resi conto del potere di questi video, è cominciata la caccia ai “vj” che li distribuiscono. Burma VJ si annuncia come uno dei documentari più potenti degli ultimi anni. Qui sotto il trailer del film.



Insomma, di fronte ad un cinema che negli ultimi anni, e in modo legittimo, si è spostato verso ambiti più vicini al fantastico e allo spettacolare, il pubblico ha iniziato a interessarsi sempre di più a quei film in grado di raccontare un mondo la cui lettura diventa sempre più difficile. E mentre negli Stati Uniti e in altre paesi europei il genere documentario gode di maggiore fortuna distributiva, in Italia bisogna ancora appoggiarsi a rassegne specialistiche come questa Mondovisioni, curata dal critico Sergio Fant. Yes Men e Burma VJ sono solo due dei titoli di una selezione che tocca alcuni dei temi più caldi della realtà internazionale, dal rapporto tra gli inviati in Afghanistan e le loro guide locali (Fixer, dedicato alla guida di Daniele Mastrogiacomo) fino alla questione iraniana (Letters to the President in cui Petr Lom accomagna Mahmud Ahmadinejad in un viaggio nelle zone rurali del paese).

Qui il programma completo della rassegna, con i relativi trailer.