di Francesco Chignola

Come può un uomo il cui corpo, per un bizzarro difetto genetico, viaggia nel tempo, senza che lui stesso possa controllarlo, costruirsi una vita romantica con la propria compagna? Questa è la curiosa premessa di Un amore all'improvviso, titolo italiano altrettanto curioso di The time traveler's wife, tratto da un romanzo di Audrey Niffenegger e in uscita nelle sale italiane il 2 ottobre 2009. Un film i cui diritti sono stati acquistati da Brad Pitt molti anni fa, che molti avrebbero voluto girare (tra cui Gus Van Sant e forse David Fincher) ma che alla fine è finito tra le mani del tedesco Robert Schwentke.

E non si può negare che questo sia il periodo migliore per uscire nelle sale, per un film sul viaggio nel tempo. Così come non sorprende il fatto che negli Stati Uniti, dove è uscito lo scorso agosto, nonostante la critica abbia storto un po' il naso, sia stato un successo di pubblico, guadagnando quasi 70 milioni di dollari a fronte di un bugdet di 40. Ancor prima dell'arrivo del DVD. Infatti il tema del viaggio nel tempo, dopo essere stato tra i favoriti della geek culture per decenni, negli ultimi anni è stato sostanzialmente "sdoganato" e divenuto carattere fondamentale di alcuni oggetti culturalmente rilevanti del cinema e della tv.

Mettendo da parte Doctor Who, la serie britannica nata nel 1963 che proprio negli ultimi anni (dal 2005) è tornata in onda e in auge con una popolarità impressionante in patria, travolgendo la pop culture locale (purtroppo senza che in Italia nessuno se ne accorgesse), basterebbe pensare all'importanza che il viaggio nel tempo possiede nelle ormai celeberrime "creature" del produttore di culto J.J. Abrams. Da una parte c'è Lost, che dalla quinta stagione in poi ha finalmente rivelato la sua natura in tale direzione. Dall'altra c'è Star Trek, che arricchisce la trama proprio con complessi paradossi temporali.

Non sono gli unici casi, ovviamente. Anche perché la storia dell'elemento nella fantascienza è lunghissima: comincia dal 1733 quando nel libro Memorie del ventesimo secolo di Samuel Madden un angelo custode arrivava nel presente portando con sé lettere datate 1998. In televisione il viaggio nel tempo arriva prima che al cinema: nel 1951, nella serie Captain Z-Ro e poi, appunto, in Doctor Who. Ma stessi anni anche il grande schermo scopre il piacere dei viaggi temporali con due film essenziali: nel 1960 L'uomo che visse nel futuro di George Pal e due anni dopo La Jetée di Chris Marker, punto fermo della cinefilia ghezziana e ispiratore de L'esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam.

Ma negli ultimi tempi, dopo la popolarità degli anni '80 grazie a film come Ritorno al futuro e gli anni '90 che l'hanno usato quasi soltanto in taglio ironico (se si esclude il già citato Gilliam), la spinta propulsiva del viaggio nel tempo nel cinema è stata davvero impressionante: basti pensare a Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, The butterly effect, La casa sul lago del tempo, Deja vu, al ritorno del franchise Terminator. Ma anche alcuni film più piccoli e inediti da noi, come il bellissimo cult-movie spagnolo del 2008 Los Cronocrimenes e la divertentissima commedia "nerd" britannica Frequently asked questions about Time Travel.

Anche in tv, Lost non è certo da solo: ci sono i viaggi nel tempo di Hiro Nakamura in Heroes, il viaggio-coma negli anni '70 della serie-capolavoro della BBC Life on Mars (rifatta anche negli USA), ci sono Journeyman e Being Erica che ruotano intorno alla medesima idea. E adesso c'è la nuova serie Flashforward, ideata da David Goyer, che promette a gran voce di essere "il nuovo Lost". Una serie in cui tutto il mondo per due minuti e 17 secondi è svenuto, avendo una visione del proprio futuro a sei mesi di distanza.