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di Paolo Nizza

Lo hanno paragonato a Buster Keaton, Roberto Benigni, Ninetto Davoli e Peter Sellers. Ma, forse, la definizione che gli calza meglio è quella di Pupi Avati “ Nick è un personaggio fantascientifico, una specie di ufo.”
Fu proprio il regista bolognese a scoprirlo nel 1983 sull’Appennino Tosco Emiliano, quando  provinava ragazzi locali per la sua Gita scolastica. Leonardo Sottani, ribattezzato poi Nik Novecento, ha partecipato con il suo personaggio stralunato a una manciata di buoni film dei fratelli Avati (Noi tre, Impiegati, Festa di laurea, Ultimo minuto, Sposi), che lo lanciarono anche in tv col folle show “Hamburger Serenade” cucito proprio addosso a lui.
Fagocitato sempre più dal piccolo schermo e divenuto ospite fisso del “Maurizio Costanzo Show”, Novecento ha vissuto in un crescendo di popolarità mediatica gli ultimi mesi di vita. La sua improvvisa scomparsa, a causa di una malformazione cardiaca congenita, suscitò una profonda emozione e qualche polemica perché dopo la sua morte andarono in onda, senza nessuna particolare introduzione o premessa, le due puntate del "Costanzo Show" che Nick aveva già registrato.

Un divo ragazzo, sospeso tra genio e follia, protagonista di un ritratto inedito scritto da Michele Sancisi e pubblicato dall’editore Epos per collana biografica sugli attori del cinema italiano “La carrozza d’oro” curata da Antonio Costa.
L’incredibile meteora di Nik Novecento viene ricostruita nel libro attraverso  le testimonianze di chi lo ha conosciuto: dai fratelli Avati a Maurizio Costanzo, da Diego Abatantuono a Fabio Fazio, da Giovanni Veronesi a Elena Sofia Ricci, da Ezio Greggio a Fabio De Luigi.

Come ha detto l’autore della biografia: “La vita di Nik è così particolare, paradossale direi, che nessuno può rimanere indifferente a ciò che gli è capitato. Una vita brevissima ma ricca e, in un certo modo, pienamente realizzata. Tanto da contenere dei risvolti misteriosi e anche "magici" direi, che ho voluto indagare, raccogliendo le testimonianze di quanti l'avevano conosciuto. Il libro perciò è costruito un po' come un'inchiesta su un caso, il caso-Novecento.”

Arricchito dalla trascrizione dei bizzarri interventi tv di Novecento e di un divertente dizionarietto del Nik pensiero, il libro è un ritratto corale di un icona degli anni Ottanta, un viaggio alla scoperta di "un personaggio straordinario che non aveva paura di dire la verità" come disse di lui Mario Soldati
Per molti Nick era  simile a un angelo. Un angelo dal cuore matto con una gran voglia di vivere ogni giorno come fosse l’ultimo.
Tant’è che quando gli chiedevano "Hai progetti per il futuro?" rispondeva "No, non ci penso mai; vivo alla giornata, faccio come a Napoli. E’ meglio, così non ho delusioni."
A noi, invece, resterà l'immenda delusione di non aver potuto vedere Nick insieme agli  amici del bar Margherita.
Ma forse avevano ragione i greci, "Muore giovane chi è caro agli dei."