Giorgio Diritti, regista de L'uomo che verra, in cui racconta la strage nazista di Marzabotto giudicando con equilibrio tra colpe dei nazisti e atteggiamenti dei partigiani, non ama la cultura del revisionismo. "La guerra - spiega il regista del film, in concorso alla IV edizione del Festival di Roma - porta le persone a modificarsi. Non ho voluto utilizzare gli stereotipi. Non ho fatto vedere nazisti con il cane lupo. Qualcuno ha detto che i partigiani (c'è una scena in cui se ne vedono due guardare con un binocolo la deportazione di quelle che saranno poi le vittime di Marzabotto), in quell'occasione, avrebbero potuto fare di più, ma è altrettanto vero che nessuno, neppure loro, potevano immaginare quello che sarebbe successo. Non si considera poi - ha detto ancora il regista - che l'uomo è un essere che ha paura, insomma il revisionismo mi dà un po' fastidio".

Il film che sarà nella sale dal 29 gennaio 2010 distribuito da Mikado, e visto con gli occhi delle vittime di quella tragedia e girato in un incompresibile dialetto bolognese antico "una scelta per creare maggior coinvolgimento emotivo e allo stesso tempo realismo. La fatica di leggere i sottotitoli - spiega il regista al secondo film dopo Il vento fa il suo giro  - viene sicuramente ricompensata per il fatto che si entra cosi in un altro mondo, di fare un salto nel tempo".

La ricostruzione perfetta dell'ambientazione di L'uomo che verra - che ha tra i suoi molti protagonisti Maya Sansa e Alba Rohrwacher - è nata, spiega Diritti, "da molte foto depoca prese dalla cineteca di Bologna e da alcuni reporter al seguito delle truppe americane. L'esercito tedesco era davvero composto da giovanissimi come si vede nel  mio film. Una cosa questa importante perche fa capire come fosse una generazione cresciuta con il nazismo che considerava gli italiani come dei sottoumani".

La scelta del protagonista maschile Claudio Casadio di un film come questo - che fa vedere un mondo autoreferenziale dove c'è unumanità ingenua e forte che vive delle cose essenziali - è nata sicuramente per il suo viso cosi forte. "Quando l'ho visto - spiega Diritti - ho subito pensato a un albero. Ma straordinaria protagonista di questo film - che per molti e sicuramente il migliore dei tre italiani in concorso e si colloca in lizza per i premi maggiori - è la piccola protagonista Martina (Greta Zuccheri Montanari). Attraverso i suoi occhi di ragazzina sordo-muta si svolge tutta la vicenda ambientata in una delle tante famiglie  che vivevano alle pendici di Monte Sole vicino Bologna. Dice la piccola attrice: "quando ho saputo che nel film non avrei parlato, mi e' sembrato normale visto che ero alla mia prima esperienza. E alla fine quando mi sono messa a cantare l'ho fatto per esprimere tutta la mia solitudine".

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