Guida tv- Scopri quando va in onda Sex and The City

di Luca Malavasi

Più che una fortunata serie televisiva tra le tante, Sex and the City è stata il fenomeno di culto di un’intera generazione di ragazze, introdotte tra il 1998 e il 2004 alla moderna venerazione delle due G, Griffe e Grande Amore. Sacerdotesse di questa particolare religione post-femminista sono Carrie e le sue tre amiche, trasformate dal serial nel prototipo dell’attuale single in carriera e in cerca di un compagno. Tra un party e un pomeriggio di shopping compulsivo, tra una confidenza ad alto contenuto erotico e un appuntamento culturale, nel corso di sei anni Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda hanno imposto un nuovo modello femminile, fatto in larga parte di aspirazioni vecchio stile e molto glamour e riflessioni senza censura su sesso, amore, uomini e fedeltà.

Finita la serie, a tenere vivo il mito ci ha pensato il cinema, dove l’universo sfavillante di Sex and the City è approdato – con immancabile successo – nel 2008 (e da poco sono iniziate le riprese del secondo lungometraggio). 
Un successo legato alla continuità: dal piccolo al grande schermo tutto è rimasto come prima, anche se il tasso di romanticismo è cresciuto e i desideri risultano adeguati al passare del tempo. Carrie, in particolare, affronta adesso la sfida dei quaranta (quando è nata la serie ne aveva dieci di meno): ma bastano i tre minuti dei titoli di testa, durante i quali si cambia d’abito quattro volte, passeggia per New York e riassume le puntate precedenti, 
a rinnovare lo spirito della serie. 
E poi via, verso appartamenti lussuosi (come quello che Mr. Big vuole comprarle, ovviamente sulla Fifth Avenue), pranzi conditi di dettagli piccanti (soprattutto da parte della sfrenata e inarrestabile Samantha, in trasferta a Hollywood) e l’immancabile shopping.

Le due G dominano, come sempre, incontrastate, e se ormai con le Griffe Carrie è a buon punto, anche con il Grande Amore sta per arrivare la svolta: Mr. Big (che finalmente ha un nome, John James Preston, in omaggio al regista Preston Sturges), dopo dieci anni di alti e bassi, le chiede finalmente di sposarlo. Come sceneggiatura all’americana comanda, le cose non vanno però come previsto. L’amore non dà certezze, la quotidianità degli affetti spaventa, il passare degli anni costringe a nuovi compromessi, non sempre piacevoli. Ma il dramma, di Carrie e, a ruota, delle altre, è solo una finzione necessaria. Gli ultimi dieci minuti sono un’escalation di romanticismo, chiusi dalla scena che vale il film e ne riassume la morale: una nuova richiesta di matrimonio, dove al posto dell’anello al dito viene infilata, al piede, una Manolo Blahnik blu. Il trionfo, finale, delle due G.

L'articolo è stata pubblicato sul numero di novembre di SKYlife. Per riceverlo a casa registrati.

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