di David Saltuari

Tra esercito italiano e cinema il rapporto ha avuto i suoi alti e bassi. Se, per confronto, il cinema americano ha saputo sia raccontare gli abissi della guerra del Vietnam che gli eroismi della seconda guerra mondiale, il cinema italiano (anche a fronte di una minore storia di interventi) ha sempre avuto un rapporto ambivalente con le nostre forze armate Negli ultimi cinquant'anni, infatti, il nostro cinema non si è limitato a mandare dottoresse alle grandi manovre, ma ha raccontato, senza censure, i chiari e gli scuri della nostra storia militare.

L'immagine che ne esce più spesso è quella di una buona truppa, volenterosa e desiderosa di tornarsene viva a casa, guidata da una  minoranza di ufficiali ottusi e arroganti. Dalla prima guerra mondiale, raccontata nel durissimo Uomini Contro di Francesco Rosi e La grande guerra di Mario Monicelli (entrambi ispirati a Un anno sull'altipiano di Emilo Lussu), fino ai giorni più convulsi della seconda guerra mondiale, dall'otto settembre di Tutti a casa di Luigi Comencini fino alla disastrosa campagna di Russia in Italiani brava gente di Giuseppe De Sanctis, la storia militare italiana vista al cinema è un susseguirsi di generazioni italiane mandate allo sbaraglio.

Qui, per esempio, una delle scene più celebri di Uomini Contro, il film che Francesco Rosi realizzò nel 1971, anche contro la retorica un po' nazionalista dei festeggiamenti di Roma Capitale. Il film, che si prese una denuncia per vilipendia delle Forze Armate, è tratto dal libro di Emilio Lussu e mette in scena, attraverso alcuni episodi chiave, la vita dell'esercito italiano durante il primo conflitto mondiale. In questa scena il generale Leone ordine la fucilazione per disfattismo di una vedetta che, viste le mitragliatrici austriache, ha gridato l'alt.



Della seconda guerra mondiale, invece, il cinema italiano ha sempre raccontato la solitudine in cui vennero lasciati i soldati italiani dagli altri comandi dopo l'otto settembre. Uno dei film più celebri è Tutti a casa di Luigi Comencini, una serie di episodi su vari personaggi che tentano, appunto, di tornare a casa. In uno di essi Alberto Sordi è un giovane tenente dell'esercito italiano il quale, dopo aver frainteso quello che succede temendo un alleanza tra tedeschi e inglesi, tenta di portare in salvo i suoi soldati. E lungo la strada si trova a dover affrontare i fuggiaschi tedeschi.



Ma anche nel raccontare il dopoguerra, i rapporti tra cinema italiano ed esercito non si distendono. Prima con il tentativo del Golpe Borghese, poi con l'operazione Rosa dei Venti, diversi alti ufficiali italiani rimasero coinvolti in tentativi di colpi di stato sempre falliti. La discrepanza tra ambizioni e capacità è stata, per il cinema, occasione imperdibile per satire grotesche. In Vogliamo i Colonnelli, per esempio, Ugo Tognazzi guida un gruppo di ufficiali golpisti. Incapaci di organizzarsi per tempo, però, raggiungono gli studi della televisione italiana troppo tardi per annunciare il colpo di stato alla nazione. Nel caos generale emergono il problema di pagare il taxi e i deliri senili di quello che dovrebbe diventare il nuovo capo di stato.



Insomma, la classe ufficiali del nostro esercito non è mai stata trattata con i guanti bianchi dal nostro cinema. In Signore e Signori Buonanotte, Ugo Tognazzi impersonò un generale sconfitto in un impari lotta contro un bagno pubblico



Tutto male? No, anche il cinema italiano sa riconoscere il valore militare, soprattutto quando appartiene alla truppa, ai soldati semplici che, come nel celebre finale di La grande guerra di Mario Monicelli, preferiscono sacrificare se stessi piuttosto che mettere in pericolo i propri compagni.