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di Paolo Nizza

America. 1933. E’ il quarto anno della Grande Depressione, ma è l’età dell’oro per John Dillinger, il gangster che amava il baseball, il cinema, gli abiti raffinati, le auto veloci e le belle donne come la guardarobiera Billie Frechette.
Nel raccontare gli ultimi 9 mesi del nemico pubblico numero uno e della sua banda, Michael Mann sceglie di appiccicare la macchina da presa addosso ai suoi personaggi per inchiodare lo spettatore con le spalle al muro.
Girato in digitale, con uno stile asciutto, ruvido, impressionista, lontanissimo dall’iconografia degli anni 30 tutta piume e lustrini, il regista alterna primi piani di volti a campi lunghi in cui il paesaggio domina i protagonisti.

Così Nemico pubblico finisce per non somigliare a nessun altro gangster movie americano. Anzi, per certi versi, non è nemmeno un film di genere, ma piuttosto un ritratto della faccia triste di un America stravolta dalla crisi economica.
Attraverso una cura maniacale dei dettagli, Nemico Pubblico ricostruisce quell’epoca in cui la gente si tagliava barba e capelli per 5 centesimi a Central Park, le Buick nere sfacciavano sulle strade e J. EdgarHoover fondava il Federal Bureau Investigation, meglio noto come Fbi.

D’altronde basta la superba sequenza iniziale, (quell’incredibile fuga di Dillinger dal carcere di Michican city, Indiana) per comprendere come il film restituisca tutta la brutalità di un mondo violento e disperato.
Ma accanto alla sinfonia di morte suonata dai fucili mitragliatori Thompson e dai revolver 45, il film orchestra anche un’indimenticabile love story, fra Dillinger ed Evelyn “Billie” Frechette.
I due si incontrarono nel novembre del 1933 in una sala da ballo e fu il classico colpo di fulmine.
Una relazione che Mann, Depp e Marion Cotillard spiegano molto bene in questo video.


Con la stessa immediatezza, garantita da una fotografia che rimanda ai quadri di Edward Hopper, Nemico Pubblico propone anche l’eterna sfida tra lo sceriffo e il fuorilegge che infiamma il cinema americano dai tempi della Grande rapina al treno datata 1903.

E in questo senso la sfida tra il ladro Johnny Depp e la guardia Christian Bale è più intensa e dolente di quella tra Robert De Niro e Al Pacino raccontata sempre da Mann in Heat.
Dopo Batman, Bale dimostra tutta la sua duttilità nel calarsi nei panni di un G-Man spietato e meticoloso come Melvin Purvis, un poliziotto pronto a sfruttare i media, usare il ricatto, sparare alle spalle a Pretty Boy Floyd per raggiungere il proprio scopo.
Allo stesso modo Johnny Depp che sognava da una vita di interpretare Dillinger, abbandona i birignao da pirata, per offrire il ritratto preciso e indimenticabile di un rapiantore il cui motto era: “Quando il tempo è finito è finito."

Magia della settima arte che, pure nel raccontare una storia vera già trasformata in film 17 volte, riesce ancora una volta a coinvolgere lo spettatore semplicemente trasfigurando la memoria in immagini. E forse non è un caso che Dillinger muoia freddato da 5 colpi di rivoltella davanti al cinema Biograph in Lincoln Avenue a Chigago. Aveva appena visto Manhattan Melodrama (Le due strade in italiano), una storia di gangster, procuratori distrettuali e pene capitali.
Ancora una volta sullo schermo  la morte è al lavoro. E per l'occasione la marcia funebre è affidata a Bye Bye Black Bird